Venerdì, 21 Settembre 2018

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N.16/2018

1) Sì o no alla chiusura dei centri commerciali; 2) Che ne è del reddito di cittadinanza?; 3) Come si può riscattare la laurea

Sì o no alla chiusura dei centri commerciali

D) Siccome ci lavoro, ho cercato di capire che cosa accadrà la domenica e nei giorni festivi ai centri commerciali e ai negozi. Chiuderanno o non chiuderanno? Ebbene, non ci ho capito niente. Possibile che in Italia non si sia in grado di parlare chiaro: se si vogliono chiudere che si faccia una legge e ci si assuma la responsabilità.
Perché si lancia il sasso e poi si nasconde la mano? Per il momento non voglio entrare nel merito. Però dico: cari signori, voi che potete decidere della nostra vita e delle nostre abitudini non giocate con la nostra intelligenza e con la nostra pazienza. Siate chiari e determinati e non cambiate opinione un giorno sì e l’altro pure…

Chiara Rivolta - Per telefono da Roma

D) Se la domenica i centri commerciali resteranno chiusi si perderanno 40.000 posti. È stato detto ma a me sembra un’esagerazione. Come se tante persone lavorassero solo durante quel giorno. Che grande confusione. Siamo messi proprio male.

Roberto G. - Per e-mail da Roma

D) Confesso che da consumatore l’apertura domenicale dei negozi mi fa comodo. Possibile che non si riesca a mettersi intorno al tavolo e decidere per il meglio? Il governo fa il suo lavoro, così come i sindacati che, fino a prova contraria, devono fare gli interessi dei lavoratori. Ma gli interessi di noi consumatori chi li difende?

Cesare Rivolta - Per e-mail da Firenze

D) Lo sapete che chi lavora la domenica viene pagato con quattro soldi e che se ci si rifiuta si può essere messi alla porta? Provate a fare un’inchiesta su che cosa significa per la grande maggioranza dei dipendenti del commercio essere presenti sempre e comunque. E verificate se le buste paga corrispondono effettivamente all’impegno che viene richiesto. Ne scoprirete delle belle.

D) Il fatto è che, soprattutto per i giovani, trovare un lavoro non è facilissimo e, una volta che ci si riesce, si è anche disposti ad affrontare sacrifici non previsti dai contratti.

Roberta Novelli - Per e-mail da Roma

D) Ma se quando ti assumono ti fanno firmare un contratto dove c’è scritto che sei disposto a lavorare anche nei week end e nei giorni festivi, di che cosa stiamo parlando? L’importante è che tutti rispettino le regole con i riposi compensativi e una retribuzione maggiorata.
Io proverei a stare più attento a questi problemi che non a quelli “epocali” di chiusura tout court dei centri commerciali. Il rispetto dei diritti è una cosa seria.

Mimma Leandri - Per telefono da Roma

D) Sono una commessa di un ipermercato che si trova all’interno di un centro commerciale. Ho l’impressione che se passa la chiusura domenicale qualcuno di noi ci rimetterà il posto. Dico la verità: a me non dispiacerebbe stare a casa quando è festa. Ma se toccasse a me restare fuori, allora saprei chi ringraziare. A meno che non mi si trovi un’altra occupazione. Scusate se non mi firmo.

Per e-mail da Roma

D) Questa società dei consumi non può prendersi la nostra vita, spremerci come limoni e poi buttarci via. La chiusura dei centri commerciali è giusta. Anzi sacrosanta. Chi deve comprare qualcosa ha sei giorni di tempo per farlo.
Non trovo giusto che dei lavoratori, per i quali non ci sono esigenze di servizio pubblico, non debbano passare in famiglia i giorni festivi. Torniamo ad essere più umani.

Chris Leonetti - Per e-mail da Napoli

D) A parte le polemiche che, come per ogni cosa in Italia, straripano su giornali, televisioni e social, ma voi avete capito se i centri commerciali chiuderanno tutte le domeniche, solo qualche volta, in alcuni quartieri sì ed in altri no?
Evviva il nostro Paese. All’estero devono invidiarci molto per la nostra chiarezza.

Michele D. - Per e-mail da Roma

D) Ho un contratto a tempo indeterminato e lavorare nei giorni festivi mi costringe a stare lontana dalla famiglia proprio quando posso stare con mio figlio e con mio marito. Magari passasse la proposta della chiusura dei centri commerciali. Ci rimetterei una manciata di euro ma per me ne vale la pena.

Silvia Danieli - Per e-mail da Roma

Nel momento in cui scriviamo (15 settembre) il problema della chiusura dei negozi sta a questo punto.

R) Secondo i 5 Stelle, durante le domeniche e i giorni festivi possono restare aperti solo gli esercizi “ricadenti nei Comuni a carattere turistico” secondo un cronoprogramma che prevede le serrande alzate per il 25% dei negozi per ogni ordine merceologico. In quest’ambito, ogni esercizio non potrà essere operativo per più di 12 festività l’anno.
La Lega, invece, è per la chiusura totale dei centri commerciali mentre i piccoli esercizi che si trovano in località turistiche o balneari o in montagna possono continuare a conservare piena libertà di apertura, senza limiti di orario. Comunque le Regioni, alle quali viene demandato il compito di scrivere il regolamento, potranno permettere aperture domenicali soltanto nelle domeniche di dicembre e in altre quattro giornate festive dell’anno.
Per il Partito democratico, che ha presentato una proposta approvata a larga maggioranza nella scorsa legislatura, l’apertura dei negozi deve essere vietata 12 giorni l’anno tra domeniche e festivi. Salvo che un negoziate può avere il diritto di aprire in 6 di queste 12 giornate, previa comunicazione al proprio Comune. In più è previsto un Fondo di sostegno (78 milioni di euro) per le microimprese con un organico inferiore alle 10 persone e un fatturato non superiore ai 2 milioni che potranno ricevere aiuti in caso di ampliamento dell’attività o di acquisto di nuovi strumenti.
Quali i tempi della riforma? Secondo il vice presidente del Consiglio, Lugi Di Maio, la nuova legge dovrebbe essere approvata entro l’anno.

Infine: è vero che si perderebbero dei posti di lavoro? A parlarne è stato l’amministratore delegato di Conad, Francesco Pugliese, secondo cui sarebbero 50.000 i posti a rischio sui 450.000 attuali della grande distribuzione.

Che ne è del reddito di cittadinanza?

D) Non ho un lavoro e spero molto nel reddito di cittadinanza. Sembrava sicuro, poi meno, poi di nuovi sicuro, poi di nuovo meno. Arriverà il giorno in cui potrò farci conto?

Filippo Sacchetti - Per e-mail da Roma

R) Molto dipende da ciò che il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, scriverà nella legge di Bilancio. Il reddito di cittadinanza richiede risorse per 15-17 miliardi di euro (38 miliardi secondo l’Inps). A oggi ne sarebbero stati trovati molti di meno.
Secondo i 5 Stelle, grandi protagonisti dell’iniziativa, si potrebbe partire “entro il 2019”. Ma fare pronostici è davvero difficile. La pratica è sul tavolo del responsabile del dicastero di via XX Settembre che è impegnato a fare addizioni e sottrazioni dopo l’impegno a non aumentare il deficit e a rispettare i limiti dell’Unione europea.
Per capire meglio occorrerà attendere ancora qualche settimana, quando il Documento di economia e finanza avrà preso una forma quasi definitiva. Tuttavia – almeno così si ricava da alcuni calcoli – la somma disponibile non dovrebbe superare i 5 miliardi di euro: in questo caso i beneficiari sarebbero circa 3 milioni rispetto agli 8 milioni previsti dalla piena applicazione del progetto. Inoltre, l’assegno non sarebbe più di 780 euro al mese ma di 300 euro che andrebbe ad integrare il reddito di inclusione.

In sostanza, verrebbe presa in considerazione non più la povertà relativa ma la povertà assoluta, calcolata in base al reddito netto annuale.

Come si può riscattare la laurea

D) La laurea si può ancora riscattare? Sto pensando di andare in pensione e a me farebbe comodo. Sono convinto che la cosa sia possibile ma in un momento in cui molto viene rimesso in discussione vorrei avere qualche certezza in più.

Marco Gasperini - Per telefono da Roma

R) Sì, il riscatto della laurea è possibile, naturalmente se si è conseguito il titolo di studio. Come si può leggere nel sito dell’Inps (https://www.inps.it/NuovoportaleINPS/default.aspx?itemdir=50145&lang=IT), si possono riscattare: i diplomi universitari (corsi di durata non inferiore a 2 anni e non superiore a 3), i diplomi di laurea (corsi di durata non inferiore a 4 anni e non superiore a 6), i dottorati di ricerca regolati dalla legge, i titoli accademici introdotti dal decreto n. 509 del 3 novembre 1999.
Per ciò che si riferisce ai diplomi rilasciati dagli Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale sono ammessi: il diploma accademico di primo livello, il diploma accademico di secondo livello, il diploma di specializzazione, il diploma accademico di formazione e ricerca.
Il riscatto può riguardare tutto il periodo o singoli periodi. Sono esclusi i periodi di iscrizione fuori corso e i periodi già coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa.
Ciò che occorre fare è calcolare con precisione l’onere del riscatto – cioè quanto si deve pagare per cumulare la laurea con l’anzianità di lavoro – perché possono saltare fuori cifre piuttosto consistenti. Il contributo può essere versato in un’unica soluzione oppure in rate mensili senza interessi.
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