Giovedì, 06 Settembre 2018

L'editoriale. I posti subito in attesa (si spera) della svolta

IL RITORNO ALLA PIENA attività dopo la pausa estiva è ricca di spunti e di domande. Una su tutte: che cosa accadrà al mondo del lavoro da qui alla fine dell’anno? Sono sempre tanti coloro che sono alla ricerca di un impiego, specialmente i giovani che – secondo gli ultimi dati dall’Istat – si trascinano dietro un tasso di disoccupazione del 30,8% (la media europea è del 14,8%). È vero, c’è stato un lieve incremento degli occupati ai quali sono stati offerti in gran parte contratti a tempo determinato.
Il bicchiere, insomma, può essere visto mezzo pieno a mezzo vuoto. Il problema di come impostare politiche in grado di dare scacco matto proprio alla disoccupazione è comunque ancora ben presente nel nostro Paese, in particolare dopo lo shock economico che ci è arrivato addosso con il fallimento dell’americana Lehman Brothers nel settembre del 2008.

UN DECENNIO CHE HA lasciato tracce pesantissime. Non ci siamo ancora ripresi anche se il quadro generale ogni tanto invia segnali di speranza. Adesso siamo ad un altro tornante. Il Documento di economia e finanza, cioè l’elenco delle cose che l’Italia si impegna a fare nel corso del 2019, è atteso non solo da noi cittadini per sapere verso quali lidi è diretta la nostra barca, ma anche dai mercati internazionali che dovranno decidere se confermarci o meno la fiducia che, bene o male, finora ci ha permesso di galleggiare.
Non è questa la sede per entrare nella polemica tra ottimisti e pessimisti, europeisti e antieuropeisti, governativi e antigovernativi, e avanti di questo passo. Certo è che la difficoltà di trovare un impiego richiede misure urgenti in favore dei più deboli e dei meno garantiti.

È IL REDDITO DI CITTADINANZA la risposta giusta? Non c’è dubbio che quel contributo può servire a tamponare tante situazioni critiche ma l’occupazione è un altro paio di maniche. Allora ecco che il dibattito su come utilizzare al meglio le risorse necessarie per finanziare la riforma non è un dibattito da poco.
Si dirà: variamo il reddito di cittadinanza e mettiamo in campo investimenti per rilanciare le opere pubbliche e agevolare le imprese nella ricerca del personale. Giusto. Ma occorre avere i quattrini in cassa, e con il pesante debito che ci stringe alla gola non sarà facile quadrare il cerchio.

NON CI SONO RISPOSTE semplici ad argomenti complessi. Per venirne fuori ci vuole una grande visione strategica e una forte capacità di dialogo con tutti gli attori che si muovono sulla scena mondiale. Soprattutto con quelli europei.
Vedremo nelle prossime settimane come andrà a finire. Intanto, al di là degli scenari macroeconomici e macropolitici, ci sono aziende pronte a rinforzare gli staff. Nei settori della grande distribuzione, della moda/abbigliamento e delle nuove energie ci sono possibilità immediate per centinaia di figure professionali.
Nelle pagine che seguono si possono leggere tutti i dettagli utili. In più, Poste Italiane ha ancora bisogno di portalettere e di addetti alle consegne anche alla luce dell’accordo stretto prima dell’estate con Amazon che prevede il recapito nel giro di poche ore della merce ordinata online. Poi c’è il Servizio civile universale: entro il 28 settembre chi ha tra i 18 e i 28 anni può partecipare ai bandi che mettono in palio più di 50.000 opportunità. L’iniziativa piace molto se è vero che ogni anno la richiesta supera quasi del doppio l’offerta.

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