Giovedì, 06 Settembre 2018

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 15/2018

1) Quanto guadagnano gli steward negli stadi; 2) Diventare medico: ma poi c’è lavoro?; 3) Se il call center non paga gli stipendi; 4) Sull’immigrazione la confusione tanta…; 5) Che cosa significa job sharing

1) QUANTO GUADAGNANO GLI STEWARD NEGLI STADI

D) Ho letto in uno dei numeri scorsi la ricerca di steward da parte di numerose squadre che partecipano al campionato di calcio di serie A. Ho inviato il mio curriculum e ho pure effettuato un colloquio. Mi hanno detto che mi avrebbero chiamato in caso di necessità.
Il campionato è cominciato ma ancora nessuno si è fatto vivo. Resto in fiduciosa attesa. Quello che vorrei sapere è quanto si può guadagnare e qual è il contratto di riferimento (se ce n’è uno)?
Roberto Visetti - Per telefono da Roma

R) Dal 6 settembre le società che operano nel calcio possono retribuire gli steward ricorrendo alle norme che regolano i rapporti di lavoro occasionale. Ne ha dato notizia l’Inps lo scorso 24 agosto ricordando che la regolarizzazione passa attraverso l’apposita piattaforma informatica predisposta dall’Inps per questo tipo di prestazione.

In sostanza, chi è chiamato a svolgere l’attività di steward deve registrarsi subito sulla piattaforma “Prestazioni occasionali” mentre le società di calcio, prima dello svolgimento della prestazione lavorativa, devono effettuare il versamento della provvista destinata a finanziare il compenso e i contributi previdenziali.
Il lavoro occasionale riguarda: 1) i giovani con meno di 25 anni di età se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado; 2) i disoccupati ai sensi dell’articolo 19 del decreto legislativo del 14 settembre 2015, numero 150; 3) i titolari di pensione di vecchiaia o invalidità; 4) i precettori di prestazioni integrative del salario, come il reddito di inclusione, o altre prestazioni di sostegno al reddito.
Finora la gestione degli steward è andata avanti spesso in maniera piuttosto disinvolta e con retribuzioni tra i 25 e gli 80 euro a partita.

2) DIVENTARE MEDICO: MA POI C’È LAVORO?

D) Non capisco perché tanti ragazzi vogliono diventare medici. Anche quest’anno in tantissimi si sono messi in fila per scavalcare l’ostacolo del numero chiuso ben sapendo che qui da noi di professionisti ce ne sono in abbondanza tanto che è sempre notevole l’emigrazione verso l’Inghilterra o la Germania dove, invece, la sanità ha bisogno di camici bianchi.
Perché non proviamo a spingere i giovani verso le facoltà scientifiche e tecnologicamente più avanzate dove siamo carenti di figure all’altezza e dove i laureati riescono a trovare lavoro quasi immediatamente?
Mariolina Cesari - Per e-mail da Milano

R) In effetti, quest’anno il numero degli iscritti alle prove di selezione per entrare in Medicina è tornato a salire: oltre 80.000 dopo che ci si era attestati intorno ai 60.000 (il picco più alto resta quello di cinque anni fa con 84.103 aspiranti medici).
Comunque, non è del tutto vero che in Italia ci siano dottori in abbondanza, in particolare se si guarda al futuro prossimo. Entro i prossimi 10 anni, infatti, il 60% dei medici attualmente in servizio andrà in pensione il che aprirà le porte fino a 40.000 nuovi professionisti. Probabilmente è anche questo che può avere contribuito a rilanciare l’interesse dei giovani.
Reale è l’altro aspetto della questione: fisica, chimica e alcune specializzazioni nel campo dell’ingegneria dovrebbero suscitare più attenzione proprio alla luce degli sbocchi occupazionali.

3) SE IL CALL CENTER NON PAGA GLI STIPENDI

D) Abbiamo lavorato per un call center di Roma che, in seguito al mancato pagamento degli stipendi di due mesi, e dopo le nostre proteste, ha promesso che tutto sarebbe stato regolato in breve tempo.

Ma così non è stato. Sappiamo che anche ad altri è capitata la stessa cosa. Abbiamo in mano i contratti regolarmente firmati e sottoscritti dalla società, con i relativi impegni anche per quanto riguarda la parte salariale. Che cosa dobbiamo fare?
Lettera firmata - Da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. I lavoratori che non hanno ricevuto i compensi pattuiti, laddove in possesso dei contratti di lavoro che specificano l’ammontare della retribuzione, possono certamente adire il Giudice del Lavoro del luogo dove hanno svolto la loro attività (indipendentemente da ogni diversa clausola inserita nel contratto) per ottenere l'ingiunzione di pagamento.

4) SULL’IMMIGRAZIONE LA CONFUSIONE TANTA…

D) Il problema degli immigrati si è impossessato da mesi del dibattito pubblico e credo che si andrà avanti così ancora per un bel po’, almeno fino alle elezioni europee del prossimo anno. Siccome l’argomento è in grado di spostare consensi e voti, ognuno tira l’acqua al proprio mulino sparando cifre e commenti che è difficile controllare e che alimentano confusione e incertezza.
Che cosa si può fare per capire davvero qualcosa di un fenomeno che, a mio giudizio, non sparirà da un giorno all’altro ma che dovremo cercare di governare al meglio in un’ottica europea?
Corradino Livolsi - Per e-mail da Roma

R) L’informazione è fondamentale per distinguere il vero dal falso, ma oggi a leggere i giornali è una minoranza rispetto a quanti si accontentano di notizie velocissime magari veicolate attraverso i social.
È una deriva seria. Alcuni sociologi sono arrivati a dire che questo sistema rischia di mettere in pericolo la stessa democrazia. Forse non siamo ancora a questo punto ma non c’è dubbio che su molti temi il condizionamento di media non sempre limpidi sta creando non poche distorsioni e false convinzioni.
Sull’immigrazione, per esempio, i numeri smentiscono che l’Italia stia subendo un’invasione in grande stile. Nei mesi recenti, in Spagna gli arrivi hanno superato quelli registrati dal nostro Paese e, in relazione alla popolazione, persino Malta ha ricevuto più richieste di protezione internazionale. Ma i più pensano esattamente il contrario.
Certo è che il braccio di ferro tra chi vuole alzare muri e chi vuole abbatterli non porta da nessuna parte. L’Europa – e all’interno del Vecchio Continente alcune nazioni più di altre – ha responsabilità e ritardi vistosi. Ma non c’è soluzione senza Europa. Di un’Europa, però, diversa e più sensibile.

5) CHE COSA SIGNIFICA JOB SHARING

D) Che cos’è il contratto di job sharing? Tra le tante forme di lavoro mi pare che sia la meno usata. Eppure me l’hanno proposta…

Paolo Lorenzi - Per telefono da Roma

R) Job sharing significa, letteralmente, lavoro ripartito. Ed è proprio questo il riferimento: vale a dire, in pratica, che due soggetti si assumono in solido l’adempimento di una medesima obbligazione lavorativa, che corrisponde a un unico posto di lavoro a tempo pieno. In tal caso i lavoratori hanno la facoltà di distribuirsi tra loro, a seconda delle proprie esigenze, l’orario e la quantità di lavoro, anche con modalità di volta in volta differenti.
Ciascun lavoratore resta comunque personalmente responsabile dell’adempimento dell’intera prestazione lavorativa. Nel caso di recesso o estinzione da parte di uno dei due contraenti, il rapporto di lavoro cesserà anche per l’altro.
Sufficientemente diffuso all’estero, il contratto di job sharing non ha incontrato particolare favore in Italia.

Letto 405 volte Ultima modifica il Giovedì, 06 Settembre 2018 20:14

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