Giovedì, 14 Giugno 2018

L'editoriale. Per favore, adesso il lavoro non può attendere

QUALCHE LETTORE ci ha telefonato per sapere quando le misure annunciate per rilanciare il lavoro cominceranno a farsi sentire. In verità non lo sappiamo e, probabilmente, non lo sa nessuno. E poi iniziative vere e proprie, cioè già portate sul tavolo del Consiglio dei ministri, non ce ne sono. Quelle di cui si parla riguardano in maniera indiretta l’occupazione: la flat tax e il reddito di cittadinanza, per esempio, potrebbero agevolare la creazione di nuovi posti nel quadro di un favorevole gioco di rimbalzi.
Nel senso che la riduzione delle tasse alle imprese potrebbe spingerle a investire di più, accrescere la produzione e, di conseguenza, ad avere bisogno di personale. Nel reddito di cittadinanza c’è la clausola secondo la quale – oltre all’assegno – il sistema dovrebbe proporre tre opportunità di impiego: in caso di rifiuto si perderebbe il diritto al sussidio.

SE NON CI SIAMO persi dei passaggi, è tutto qui. Quindi non resta che attendere. Del resto, il governo guidato da Giuseppe Conte si è insediato da meno di un mese e in così poco tempo i miracoli non si possono fare. Ma non c’è dubbio che si proverà a fare qualcosa. La base elettorale che ha mandato M5S e Lega nella stanza dei bottoni si aspetta molto sul versante del lavoro e deluderla non sarebbe un bel segnale.
Il problema, semmai, è un altro. Da soli, per l’occupazione, flat tax e reddito di cittadinanza servono a poco, al di là delle speranze e dei calcoli a tavolino. È il Paese nel suo insieme che deve accentuare la corsa della ripresa: riprendendo in mano le grandi opere infrastrutturali, disegnando strategie di lungo respiro, spingendo sull’innovazione, e avanti di questo passo.

TUTTAVIA IL TIMORE che i vincoli dell’Europa, in presenza del nostro enorme debito, non ci consentiranno troppe spese in deficit è più che fondato. Allora? Il dibattito sull’uscita dall’euro si articola anche intorno a questo argomento. Per chi non vede male una simile soluzione, il pieno recupero della sovranità nazionale potrebbe restituirci spazi di manovra che adesso ci sono preclusi. Per chi la pensa diversamente sarebbe, invece, un’autentica tragedia che colpirebbe le realtà produttive, i risparmi, i rapporti con quelli che diventerebbero i nostri ex partner europei.
Finiamola quei perché se persino gli economisti si muovono in ordine sparso – la maggioranza, comunque, vede più danni che vantaggi – non sarebbe serio arrivare a conclusioni sensate nello spazio di queste poche righe. Vale però la pena ricordare che il mondo dell’industria si è pronunciato per la riduzione del cuneo fiscale: con un costo del lavoro più leggero la via dell’occupazione sarebbe più immediata e diretta.

PER QUANTO RIGUARDA “Lavoro Facile” le opportunità che abbiamo trovato si riferiscono allo sbarco in Italia di due colossi francesi della telefonia e della grande distribuzione alimentare (Iliad 1.000 posti, Leader Price 2.000 posti), all’insediamento a Roma nell’area del Tecnopolo sulla Tiburtina di un nuovo hyper cloud data center (Aruba, 200 posti), alla ristorazione veloce (McDonald’s, 201 posti).
Infine, una considerazione che si richiama a quanto detto all’inizio. I concorsi pubblici battono la fiacca. La ragione è semplice: il cambio di governo e il passaggio di consegne tra ministri ha bloccato percorsi che pure erano stati individuati. Tra questi quello per il rafforzamento delle figure impegnate sul fronte della sicurezza (polizia e carabinieri) e i 150 destinati a coprire i vuoti che negli ultimi anni si sono aperti nel Parlamento. Ma qui, prima o poi, tutto dovrebbe rimettersi in moto. Intanto è partito il bando per 148 posti al ministero dei Trasporti.

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