Giovedì, 14 Giugno 2018

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 12/2018

1) A Roma l’invasione dei ristoranti; 2) Va bene il franchising: ma come?; 3) Le tasse e le zone terremotate; 4) Quartiere Trieste: asfalto e giadinieri; 5) Ancora sulla giungla dei call center

1) A ROMA L'INVASIONE DEI RISTORANTI

D) Abito a Roma e da qualche anno si sta verificando un fenomeno singolare: se chiude qualche vecchio negozio al suo posto apre puntualmente un ristorante o una pizzeria o, comunque, qualcosa dove è possibile mangiare. Non solo locali cinesi, che pure hanno invaso la Capitale, ma insegne di qualsiasi genere e livello.
La cosa continua a sorprendermi (un po’ come le frutterie che si moltiplicano a vista d’occhio) perché non posso credere che ci sia spazio per così tanti piccoli e grandi imprenditori. È vero, abbiamo la città sempre piena di turisti e di visitatori, e pure a noi romani piace ogni tanto pranzare o cenare fuori casa. Ma la qualità non si improvvisa e molti di coloro che hanno deciso di scendere in campo – almeno a mio giudizio – non sono all’altezza.
È un po’ l’emblema della Città Eterna: tanto di tutto ma con un livellamento verso il basso e non verso l’alto. Insomma, guardiamo più all’Africa che all’Europa…
Clara B. - Per telefono da Roma

R) Non succede soltanto a Roma: a Venezia, per esempio, ristoranti, caffetterie e snack, si sono impadroniti del centro storico. I dati sono eloquenti: secondo l’ultima rilevazione condotta su scala nazionale, nei primi 9 mesi dello scorso anno le nuove aperture sono state 10.835 contro le 15.714 dell’intero 2016. Tantissime. Ma tantissime sono state anche le chiusure: 19.235 nel primo caso e 26.500 nel secondo. Il saldo, insomma, è negativo.
Il che significa che se forte è la spinta a provarci, riuscire a restare sul mercato è un altro paio di maniche. La ristorazione, del resto, con 41 miliardi di valore aggiunto, è più importante dell’agricoltura e dell’industria alimentare.
Nel 2017 per mangiare fuori casa abbiamo speso oltre 83 miliardi di euro (+3%) e non può meravigliare, quindi, che la torta possa fare gola a molti. La scarsa professionalità porta, però, al disastro commerciale. Tantopiù che la tecnologia digitale resta ancora ai margini della gestione dei processi aziendali, la produttività è ancora quella che era 10 anni fa e gli investimenti segnano il passo.

2) VA BENE IL FRANCHISING: MA COME?

D) Vorrei aprire un’attività in franchising perché sono convinto che con questa formula si corrano meno rischi d’impresa. Mi interessa sapere quali sono i settori in crescita e quali i marchi preferiti dai franchisee, cioè da noi che vogliamo metterci in proprio utilizzando un nome commerciale già noto.
Marco Corsini - Per e-mail da Roma

R) Nel “Rapporto Confimprese 2018” ci sono alcuni riferimenti che possono tornare utili. I settori che chiuderanno l’anno in corso con più aperture sono quelli della ristorazione, dell’abbigliamento, dell’oggettistica e delle calzature. Come location sono da preferire quelle dove c’è maggiore passaggio: quindi centro storici, centri commerciali, retail park e outlet. Per questi ultimi si è verificata una sostanziale inversione di tendenza dopo anni di flessione.
È chiaro che i soldi a disposizione sono una variabile decisiva ai fini della scelta perché, appunto, aprire in una zona di pregio è un conto e poi pure i brand da prendere in affitto hanno costi assai diversi.
Sulla base delle inaugurazioni annunciate la classifica delle prime 20 griffe è la seguente: Tecnocasa, Mondadori, Cigierre, Primadonna, Yamamay, Kasanova, La Piadineria, Burger King, Camomila Italia, Thun, Carpisa, L’Erbolario, Pittarosso, Kfc, McDonad’s, Nau!, Tally Weijl, Chef Express e Vera Ristorazione.
Di franchisor, naturalmente, ce ne sono molti altri e a tariffe diversissime. Per saperne di più si può entrare in contatto con le associazioni del comparto: Assofranchising, tel. 02.29003779, e-mail assofranchising@assofranchising.it, via Melchiorre Gioia 70 - 20125 Milano; Federfranchising, tel. 06.47251, e-mail federfranchising@confesercenti.it, via Nazionale 60 - 00184 Roma; Confimprese-Franchising, tel. 02.89013233, e-mail info@confimprese.it, piazza Sant’Ambrogio 16 - 20123 Milano.

3) LE TASSE E LE ZONE TERREMOTATE

D) Scusate ma non ci capisco più niente. Chi abita nelle zone terremotate come deve regolarsi con il pagamento delle tasse? Nei mesi scorsi le polemiche non sono mancate, poi è stato stabilito che il pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria doveva essere effettuato entro lo scorso 31 maggio. Ora pare che non sia più così. Allora?
C. G. - Per e-mail da Rieti

R) Proprio in data 31 maggio l’Inps, con la circolare 2181, ha stabilito che “la decorrenza della ripresa degli adempimenti e dei versamenti della contribuzione sospesa mediante rateizzazione è stata prorogata al 31 gennaio 2019”.
In sostanza, “la riscossione nonché le attività esecutive da parte degli agenti della riscossione e i termini di prescrizione e decadenza relativi all’attività degli enti creditori, ivi compresi quelli degli enti locali, sono sospesi dal 1° gennaio 2017 fino al 31 dicembre 2018”. Per maggiori informazioni clicca qui.

4) QUARTIERE TRIESTE: ASFALTO E GIADINIERI

D) All’inizio dell’anno avevo segnalato lo stato disastroso in cui si trovavano alcune strade del quartiere Trieste. Pochi giorni fa – miracolo! – è stato riasfaltato il tratto di via Chiana, davanti al bar La Madia, rimasto chiuso causa buche per non so quanto tempo. Quasi contemporaneamente ho rivisto i giardinieri in piazza Trento dare una sistemata alle aiuole ormai ricoperte di ogni cosa.
Meglio tardi che mai. Ma per aggiustare anche i marciapiedi della stessa zona a chi santo bisogna rivolgersi? E per eliminare la giungla che si è impossessata delle mezzerie di corso Trieste?
Claudia Rinaldi - Per telefono da Roma

R) Qualcosa si muove e tanto altro dovrebbe muoversi. Segnalare non fa mai male. Può darsi che al Campidoglio prendano nota. Calendario alla mano vediamo quanto tempo ci vorrà per rispondere nel concreto a queste segnalazioni.

5) ANCORA SULLA GIUNGLA DEI CALL CENTER

D) Ho letto in questa rubrica la denuncia di chi ha lavorato in un call center senza ricevere lo stipendio pattuito. Posso testimoniare che non si tratta di un caso isolato. Anch’io ho vissuto una situazione simile, anche se poi tutto si è risolto per il meglio.
Il fatto è che, accanto a strutture serie, ce ne sono altre che non hanno un rapporto corretto con i collaboratori. Sarebbe bene che si cominciasse a fare luce su un settore nel quale lavorano centinaia di giovani e dove impera la legge della giungla.
G. R. - Per telefono da Frosinone

R) Rispetto alla stagione pioneristica, quando di regole non c’era nemmeno l’ombra, l’intero comparto è oggi non è più abbandonato a se stesso, tanto che sono state introdotte formule contrattuali grazie alle quali si è riusciti a normalizzare la situazione di tanti lavoratori.
Ma di strada ne resta ancora da fare, tanto più che il settore sta attraversando una profonda crisi per la concorrenza delle delocalizzazioni. Inoltre, chi segue queste vicende sa come sia in corso un duro braccio di ferro sulla logica del cosiddetto “massimo ribasso” che consente a società piuttosto disinvolte di subentrare ad altre con tariffe superscontate e spesso al di sotto dei prezzi di mercato.
Com’è possibile? È possibile – sostengono dipendenti, sindacati e strutture più serie – perché la differenza viene scaricata sui lavoratori, sforbiciando le retribuzioni. Pertanto, quando si è sul punto di cominciare un’attività con un call center è bene cercare prima il massimo delle informazioni. E poi, in caso di inadempienze, non rassegnarsi ma individuare la strada migliore per ottenere il pieno riconoscimento dei diritti maturati.

Letto 139 volte

Articoli correlati (da tag)