Giovedì, 03 Maggio 2018

L'Editoriale. "Questi 6.000 posti e i Cpi da rilanciare"

È UN NUMERO particolarmente ricco questo che state sfogliando perché vi si sommano le offerte che provengono dal settore privato a quelle della Pubblica amministrazione. Una combinazione che chiama in causa professionalità diverse e di diversa preparazione: dal personale che serve a Md e Lidl, importanti aziende della grande distribuzione, a quello ricercato da una maison del lusso made in Italy come Gucci.
C’è poi un’iniziativa del Comune di Roma che intende rilanciare due storiche tenute agricole e che si rivolge a giovani interessati sia al lavoro nei campi sia all’allevamento. I posti sono a tempo indeterminato e chi vuole provarci ha buone possibilità di farcela: un primo bando, infatti, è andato a vuoto segno che l’idea non è stata ritenuta – sbagliando – meritevole di attenzione. Eppure il comparto ha recuperato posizioni anche alla luce delle trasformazioni introdotte dai nuovi metodi di lavoro.

QUINDI ECCO I CONCORSI: l’Inps ha aperto la porta a 967 consulenti/funzionari, e il ministero del Lavoro e l’Inail hanno deciso, in accordo con imprese e sindacati, di rafforzare con 150 unità l’organico degli ispettori. Se si mettono in fila i posti in ballo si arriva a quasi 6.000 opportunità.
Certo, i contratti non sono tutti uguali. I vincitori dei bandi pubblici entreranno in servizio a tempo indeterminato e così una parte di coloro che firmeranno per Gucci. Nella Gdo e non solo, invece, la caratteristica è il tempo determinato anche se con proroghe e ulteriori conferme (nel Lazio, per esempio, nel primo trimestre dell’anno in 45.000 hanno trovato un’occupazione ma nel 60% dei casi la durata non va al di là di 12 mesi).

DETTO QUESTO ci sono un paio di segnali che hanno coinciso con la ricorrenza del 1° Maggio: il ripetersi degli incidenti mortali nei luoghi di lavoro e la conferma del deludente sistema che dovrebbe favorire l’incontro tra chi offre e chi è alla ricerca un’attività. Sono temi che vengono da lontano, che accendono dibattiti e proposte ma poi non si muove foglia. In verità, i 150 nuovi ispettori potrebbero essere una prima risposta contro il proliferare degli infortuni. Però molto resta da fare sul versante di un’autentica cultura della sicurezza.
Anche sui Centri per l’impiego e sulle politiche attive per l’occupazione non si sono risparmiate le parole. Qualche timida riforma è stata avviata ma i risultati non hanno cambiato il quadro generale. I Cpi restano una struttura capillarmente presente sul territorio nazionale ma non sembrano essere decisivi.

LO HA SCRITTO pochi giorni fa sul “Corriere della Sera” anche Mario Del Conte, presidente dell’Anpal, l’Agenzia nazionale che ha il compito di coordinare e stimolare i servizi dedicati alla ricerca del lavoro: “Permane un sistema… ancora assai frammentato e disomogeneo. Salvo alcune lodevoli eccezioni, il decentramento non ha prodotto una storia di successo nella gestione dei Centri per l’impiego”. Quindi: “La procedura di formazione dell’Anpal, condizionata dai vincoli del costo zero, si è risolta in un’operazione di ingegneria burocratica frutto dello spostamento di pezzi di Amministrazione pubblica, frustrando così la valorizzazione della sua missione specifica e minandone l’efficienza organizzativa”.

PERCHÉ SIAMO arrivati a questo punto? Del Conte ha individuato cause e problemi. Chi sta dall’altra parte della barricata, cioè coloro che hanno bisogno di lavorare, hanno tutto il diritto di chiedersi e di chiedere: quanto si dovrà ancora attendere prima di un’autentica svolta in grado di chiudere un’era così poco edificante?

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