Giovedì, 03 Maggio 2018

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 9/2018

1) I poveri più poveri e i ricchi più ricchi; 2) Un muro intorno a chi cerca lavoro; 3) Posso avere il reddito di inclusione?; 4) Infortuni domestici: così le tutele

1) I poveri più poveri e i ricchi più ricchi

D) Ogni volta che in Italia vengono pubblicati i dati sull’andamento dei redditi si scopre che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. È ormai così da troppo tempo e mi fa girare le scatole il fatto che nessuno abbia pensato di correre ai ripari.
Il nostro è uno strano Paese. Appena si parla di tassare di più i grandi patrimoni si scatenano commenti del tipo: “Ma siamo matti, in Italia il fisco è già una sanguisuga”. In più, con la flat tax, si vorrebbe introdurre un’aliquota unica al 15% senza più riferimenti all’imponibile.
Che dire? Sono sempre più sconcertato. In questo quadro è facile capire come mai i Cinque Stelle abbiano incassato una valanga di voti: il loro reddito di cittadinanza può essere una risposta a chi non si è reso conto che c’è tanta gente che non riesce più a mettere insieme il pranzo con la cena…
Corrado G. - Per telefono da Frosinone

R) Già un paio di mesi fa era saltato fuori ciò che Eurostat ha appena confermato: in Italia, da quando è cominciata la crisi innescata dal fallimento della Lehman Brothers, sono aumentate le disuguaglianze sociali. A farne le spese, tra l’altro, è stata – ed è – la cosiddetta classe media i cui redditi si sono sensibilmente assottigliati.
Se nel 2008 i più poveri tra gli italiani potevano contare su un reddito pari al 2,6% del totale, adesso quella percentuale è scesa all’1,8%. Completamente capovolta la situazione della fascia più benestante della popolazione il cui reddito dal 23,8% è salito al 24,4%, più della media europea che è del 23,9%.
E siccome il nostro welfare offre maggiori tutele a chi è già garantito, gli scossoni della crisi hanno finito col sospingere ai margini chi invece avrebbe avuto più bisogno di una mano per non affondare.
Il problema è serio. Le misure messe in campo non sono state sufficienti e c’è quindi bisogno di interventi più incisivi. Il reddito di cittadinanza può essere una soluzione? Può esserlo se viene inserito in un pacchetto fortemente orientato al rilancio dell’occupazione che comprenda anche la revisione del costo del lavoro in modo da spronare le aziende a riaprire una nuova stagione contrattuale.
Perché, com’è ormai ampiamente riconosciuto, il reddito di cittadinanza non può essere un incentivo a starsene a casa ma deve essere un ponte al di là del quale deve esserci la possibilità di un impiego.
Il discorso non fa una piega. Resta da vedere come, a governo insediato, se ne verrà fuori. Intanto i poveri continuano a diventare sempre più poveri.

2) Un muro intorno a chi cerca lavoro

D) Trovare un posto continua ad essere difficile. Ho inviato decine di domande ma nessuno mi ha risposto. Solo silenzio. Perché le aziende si comportano in questo modo? Come è possibile cominciare un lavoro se intorno ci sono soltanto muri e indifferenza?
Carla Rocchi - Per e-mail da Roma

R) Secondo l’Osservatorio sul precariato, nel periodo gennaio-febbraio di quest’anno il saldo tra assunzioni e cessazioni è stato pari a +296.000 unità, superiore a quello del corrispondente periodo del 2017. Su base annua il 2018 dovrebbe chiudere con un risultato tendenziale di +539.000 unità.
Il saldo è negativo per i rapporti a tempo indeterminato (-82.000). Continuano, invece, i segnali di miglioramento per l’apprendistato (+66.000) e per l’intermittente (+124.000). In crescita anche i contratti di somministrazione (+58.000), cioè quelli mediati dalle agenzie per il lavoro.
Nonostante questo panorama sia sostanzialmente positivo, la strada lungo la quale dovrebbero incontrarsi domanda e offerta è ancora piena di difficoltà. Lo abbiamo scritto anche nel “Parliamone” dello scorso numero di “Lavoro Facile” a proposito dei Centri per l’impiego: “Quanto sono utili i Cpi? Chi è alla ricerca di un lavoro si pone spesso questa domanda. Di certo non sono il canale preferito per risolvere il problema se è vero – come è vero – che solo il 25,6% di coloro che sono a caccia di un posto si rivolgono ai Centri (che hanno preso il posto degli uffici di collocamento). Il dato si riferisce al 2016 ma nel 2017 è rimasto più o meno lo stesso. Negli ultimi anni la percentuale è scivolata costantemente all’indietro: nel 2015, per esempio, era del 28,2%”.
Anche la mancanza di risposta da parte delle imprese che ricevono un curriculum fa parte della buona educazione che non ha mai toccato vette eccelse nel nostro Paese. Tanto che le aziende che comunque assicurano un cenno di “avvenuta ricezione” sono una lodevole rarità.

3) Posso avere il reddito di inclusione?

D) Vorrei sapere se posso fare domanda, e a chi, per ottenere il reddito di inclusione. E, se possibile, sapere l’importo dell’assegno. Unisco il mio stato di famiglia.
Gabriele S. - Per e-mail da Frascati

R) I principali requisiti del nucleo familiare del richiedente sono: 1) valore dell’Isee non superiore a 6.000 euro; 2) valore dell’Isre non superiore a 3.000 euro: 3) valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro; 4) valore del patrimonio mobiliare non superiore alla soglia di 6.000 euro, accresciuta di 2.000 euro per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino a un massimo di 10.000 euro.
Il beneficio economico è pari, su base annua, al valore di 3.000 euro moltiplicato per il parametro della scala di equivalenza corrispondente alla specifica composizione del nucleo familiare per un tetto massimo che non può essere superiore all’ammontare annuo dell’assegno sociale che è di 5.824,80 euro.
L’importo è erogato per il tramite di una Carta di acquisti dalla quale è possibile prelevare in contanti la metà dell’importo. L’altra metà può essere destinata all’acquisto di generi secondo quanto previsto dalla Carta stessa.
La domanda, il cui modello è stato predisposto dall’Inps, va presentata ai Comuni o ad altri punti di accesso.
Ricordiamo che per Isee si intende la Situazione economica equivalente che consente ai contribuenti a basso reddito di accedere a prestazioni sociali e servizi di pubblica utilità a condizioni agevolate. Isre, invece, è l’indicatore della situazione reddituale equivalente che, per accedere al reddito di inclusione, non deve superare i 3.000 euro.

4) Infortuni domestici: così le tutele

D) Se si ha un infortunio in ambito domestico in che modo si può essere risarciti? E che cosa occorre fare per godere di questa tutela? Una mia amica è caduta mentre svolgeva delle faccende domestiche. Non si è fatta granché male ma non ha ricevuto nessuna indennità e nessuno si è fatto vivo.
Luisella Riccardi - Per telefono da Roma

R) La Legge 493/1999 (assicurazione contro gli infortuni domestici) tutela il lavoro svolto in via non occasionale, gratuitamente e senza vincolo di subordinazione, e lo equipara – per il suo valore sociale ed economico – alle altre forme di lavoro.
Ciò vale se l’infortunio domestico avviene nell’abitazione in cui vive l’assicurato, comprese le pertinenze (soffitte, cantine, giardini, balconi) e le parti comuni (terrazze, scale, androni). Anche il luogo dove si trascorrono le vacanze è considerato pari all’abitazione, purché si trovi sul territorio nazionale. L’assicurazione tutela anche gli infortuni avvenuti in attività connesse alla cura di animali domestici e a interventi di piccola manutenzione (idraulici, elettrici e così via) che non richiedono una particolare preparazione tecnica e che rientrano nell’ormai diffusa abitudine del fai-da-te.
Si ha diritto alle prestazioni economiche se l’inabilità permanente riconosciuta è tra il 27% e il 100% o se l’infortunio ha avuto come conseguenza la morte. Nel primo caso all’assicurato verrà corrisposta una rendita vitalizia tra i 186,17 euro e i 1.292,90 euro mensili. Nel secondo, ai superstiti andrà un vitalizio di 1.292,90 euro mensili.
Si sarà notato che in queste indicazioni si parla di assicurato e di assicurazione, vale a dire che le tutele entrano in vigore se si è stipulata con l’Inail una polizza contro gli infortuni domestici che costa 12.91 euro l’anno. Il premio è a carico dello Stato per chi ha un reddito complessivo lordo fino a 4.648,11 euro l’anno o si fa parte di un nucleo familiare il cui reddito complessivo lordo non supera i 9.296,22 euro l’anno.
Il pagamento del premio può essere effettuato presso gli uffici postali utilizzando il bollettino TD 451, intestato a Inail, Assicurazione infortuni domestici, piazzale G. Pastore 6 - 00144 Roma.

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