Giovedì, 19 Aprile 2018

L'Editoriale. Dai Centri per l’impiego ci si aspetta di più

QUANTO SONO UTILI i Centri per l’impiego? Chi è alla ricerca di un lavoro si pone spesso questa domanda. La risposta non è semplice. Di certo non sono il canale preferito per risolvere il problema se è vero – come è vero – che solo il 25,6% di coloro che sono a caccia di un posto si rivolgono a un Cpi (che hanno preso il posto degli uffici di collocamento). Il dato, rilevato da Eurostat, si riferisce al 2016 ma nel 2017 è rimasto più o meno lo stesso. Negli ultimi anni la percentuale è scivolata costantemente all’indietro: nel 2015, per esempio, era del 28,2%.

Nonostante le riforme via via introdotte, i Centri non sono mai stati in Italia un punto di riferimento decisivo. All’estero è diverso: la media europea di chi si rivolge ai Cpi, o comunque a un sistema pubblico di avviamento al lavoro, è del 46,2% (in Germania è intorno al 75%). Anche le agenzie private specializzate non vanno meglio (15-16% contro il 24-25% dell’Unione europea).

SE C’È POCA FIDUCIA nelle strutture ancora coordinate dalle Province e, di conseguenza, si preferisce puntare sul fai-da-te, si capisce allora come la raccomandazione sia l’asso di briscola più ricercato: l’84,4% prova a mettersela in tasca come “garanzia” per arrivare alla meta.

Eppure per migliorare il quadro sono stati recentemente adottati incentivi niente male: con il reddito di ricollocazione un ente, debitamente riconosciuto, che riesce a mettere una persona nella condizione di firmare un contratto può ricevere un contributo variabile sulla base della qualità del rapporto (tempo indeterminato, determinato, apprendistato).

RESTA IL FATTO che l’iscrizione ai Centri per l’impiego è importante per i tirocini del programma Garanzia Giovani, per ricevere l’assegno di disoccupazione, per usufruire di altri servizi come l’orientamento o la formazione.
Non c’è dubbio che la lunga crisi e la produzione al rallentatore hanno tolto benzina alla macchina dei Cpi, ma la difficoltà di incrociare domanda e offerta – che proprio nei Centri dovrebbe esprimersi al meglio – è costantemente saltata fuori ogni volta che le imprese non sono riuscite a trovare le figure professionali ricercate. È successo spesso e tuttora succede.

La speranza è che, con la piena operatività dell’Anpal (l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro), si possa recuperare il terreno perduto. Qualche segnale in questo senso si è già manifestato ma non basta.

PER QUANTO RIGUARDA le possibilità di impiego, nelle pagine che seguono ce ne sono di interessanti. Prima di tutto da parte delle Ferrovie dello Stato che hanno confermato che entro l’anno le assunzioni toccheranno quota 5.000 (diplomati e laureati anche senza esperienza). E poi nella ristorazione veloce ci sono McDonald’s e Kfc che, per l’apertura di nuovi locali, hanno bisogno di centinaia tra addetti di cucina, crew, hostess e steward. Più di 1.000 sono le chance che i marchi che operano nel bricolage mettono a disposizione di giovani e meno giovani. Da non dimenticare, perché restano valide, molte delle 2.800 opportunità legate al turismo della Riviera Romagnola di cui abbiamo parlato nello scorso numero.

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