Giovedì, 08 Marzo 2018

LE DOMANDE DEI LETTORI, LE RISPOSTE DEGLI ESPERTI. N. 5/2018

1) REDDITO DI INCLUSIONE: NESSUNO MI RISPONDE; 2) FRANCHISING: 1.000 APERTURE, 10.000 POSTI; 3) ECCO LE 14 LAUREE PROFESSIONALIZZANTI; 4) TRASFERIMENTI SÌ MA SECONDO LE REGOLE; 5) CHE COSA SIGNIFICA JOB SHARING

1) REDDITO DI INCLUSIONE: NESSUNO MI RISPONDE

D) Ho raccolto la documentazione necessaria e, all’inizio di gennaio, ho inviato al Comune la domanda per ottenere il reddito di inclusione. Da allora non ho saputo più nulla. So che il pagamento dell’indennità è già cominciata e non so che cosa fare. Perché nessuno si fa vivo? Ho richiesto quel contributo perché ne ho bisogno. Posso dire che mi sento preso in giro?
M. F. - Per telefono da Roma

R) Secondo dati che sono stati pubblicati anche dal “Sole-24 Ore”, a Roma sono state presentate all’Inps – al 12 febbraio – più di 4.000 domande. Di queste 871 sono risultate in regola, 1.062 sono state respinte, 1.029 sono in lavorazione, 539 sono in attesa di giudizio, 677 devono essere perfezionate.
Per accelerare l’iter, alcuni Comuni hanno rafforzato e prolungato l’orario degli uffici dedicati. Se la richiesta è priva di qualche documento o se non ha le caratteristiche previste dal bando ciò viene comunicato ai diretti interessati. O almeno così dovrebbe essere. Comunque, indicando il codice della pratica, è possibile sapere lo stato delle cose.
Sulla base di quanto riferito dai servizi comunali, la ragione di gran parte delle bocciature è dovuta al mancato rispetto di tutti gli indicatori economici (Isee fino a 6.000 euro, Isre non oltre i 3.000 euro, patrimonio immobiliare diverso dall’abitazione non superiore a 20.000 euro, patrimonio mobiliare di massimo 10.000 euro).
Può darsi pure, come è accaduto, che il dialogo informatico tra le amministrazioni locali e l’Inps, per varie ragioni, non abbia funzionato al meglio. C’è adesso l’assicurazione che, superata la fase d’avvio, il sistema operativo riuscirà a sincronizzarsi con le aspettative. Si dirà: meglio tardi che mai. Una magra consolazione per chi di quei soldi (da un minimo di 187 euro a un massimo di 534 euro mensili) ha bisogno per tirare avanti.
Informazioni si possono trovare sul sito del governo o su quello dell’Inps.

2) FRANCHISING: 1.000 APERTURE, 10.000 POSTI

D) Ho letto su “Lavoro Facile” di importanti marchi del franchising che si apprestano ad aprire nuove strutture con la conseguente ricerca di personale. Rispetto a quelle di cui avete parlato nel servizio ce ne sono anche altre? Farne un elenco può essere utile a chi è alla ricerca di un lavoro…
Mariella Berni - Per e-mail da Roma

R) È Confimprese che ha provato a buttare giù una mappa di ciò che potrebbe accadere nel mondo del franchising nel corso di quest’anno. La previsione è quantomai positiva: le inaugurazioni dovrebbero essere un migliaio per circa 10.000 opportunità lavorative.
Come è noto, il sistema del franchising, soprattutto quello legato ai brand più noti e collaudati, offre a chi vuole mettersi in proprio maggiori garanzie di riuscita e minori rischi imprenditoriali. Poi – e qui si arriva al punto – una volta tirata su la saracinesca c’è bisogno di personale se l’azienda non è a carattere strettamente familiare.
E, in effetti, avere sott’occhio i marchi più attivi può servire a orientare i giovani e i meno giovani che sono a caccia di un posto. Ecco, allora, le prime 10 società che figurano nella classifica elaborata da Confimprese con, accanto, il numero dei nuovi punti vendita: 1) Tecnocasa, 205; 2) Mondadori, 65; 3) Cigierre, 50; 4) Primadonna, 50; 5) Yamamay, 43; 6) Kasanova, 40; 7) La Piadineria, 40; 8) Burger King, 30; 8) Camomilla, 30; 10) Thun, 30.
Il testo integrale del rapporto è sul sito: www.confimprese.it/lincontro-la-comunicazione-nel-retail-milano-16-gennaio-2018-ore-11-00-2.

3) ECCO LE 14 LAUREE PROFESSIONALIZZANTI

D) Che cosa sono le lauree professionalizzanti? Quali le specializzazioni? Dove si trovano gli atenei che le proporranno? I corsi quando cominceranno? In proposito ho letto solo poche notizie mentre, invece, mi sembra un’iniziativa da non sottovalutare. Sono uno studente che quest’anno prenderà la maturità e l’idea, per quello che sono riuscito a sapere, non mi dispiace. Posso sperare in una risposta che possa essermi utile?
Mauro Romiti - Per e-mail da Firenze

R) Andiamo per ordine. Le lauree professionalizzanti durano 3 anni: il primo è di natura tradizionale, il secondo riguarda essenzialmente attività di laboratorio, il terzo è di formazione on the job. L’obiettivo è creare professionalità tecniche di cui il mondo del lavoro ha bisogno e che spesso non riesce a trovare.
C’è chi vi ha visto una sorta di sovrapposizione con gli Istituti tecnici superiori ma il rischio non dovrebbe sussistere. Le specializzazioni sono 14 e riguardano: ingegneria del legno (università di Bolzano), ingegneria civile (università di Udine), tecniche e gestione dell’edilizia e del territorio (università di Padova), ingegneria per l’industria intelligente (università di Modena e Reggio Emilia), ingegneria meccatronica (università di Bologna e università di Napoli-Federico II), tecnologie e trasformazioni avanzate per il settore legno-arredo-edilizia (università di Firenze), tecniche delle costruzioni e gestione del territorio (politecnico delle Marche), agribusiness (università di Siena), costruzione del mezzo navale (università di Napoli-Partenope), costruzioni e gestione ambientale e territoriale (politecnico di Bari), ingegneria delle tecnologie industriali (università del Salento), ingegneria in gestione energetica e sicurezza (università di Sassari), ingegneria della sicurezza (università di Palermo).
I corsi cominceranno a settembre. Per le iscrizioni le modalità sono quelle in vigore presso tutti gli atenei italiani.

4) TRASFERIMENTI SÌ MA SECONDO LE REGOLE

D) Sono assunta da 4 anni con regolare contratto a tempo indeterminato come impiegata di V livello. Nei primi 2 anni, per affinare il mio profilo professionale, ho lavorato in varie filiali della mia azienda. Da settembre mi hanno trasferito presso la succursale di Latina, dove tra l'altro risiedo. La cosa, quindi, non mi è dispiaciuta affatto.
Adesso, però, l'azienda vorrebbe trasferirmi di nuovo in un'altra filiale che si trova a 70 km di distanza, sempre nel Lazio.
Mi chiedo: possono adottare un simile provvedimento senza motivazione e con la “mia” filiale che resterà comunque aperta? E, perlomeno, posso chiedere un rimborso per il viaggio e per le altre spese che dovrò sostenere?
Per altri colleghi che si sono trovati nella mia stessa situazione non c’è stato niente di tutto questo. Nemmeno una lettera o una comunicazione scritte, ma solo una telefonata con l’indicazione/ordine che dal tal giorno bisognava cominciare a lavorare da un’altra parte.
L. M. - Per e-mail da Latina

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Il datore di lavoro ha discrezionalità nel decidere unilateralmente il trasferimento del lavoratore a condizione che i trasferimenti avvengano da una unità produttiva ad un'altra della stessa azienda e che siano giustificati da comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.
Tale accertamento deve riguardare ragioni oggettive sussistenti al momento del trasferimento e non dopo; deve poi essere evidente il rapporto di causalità tra le ragioni e il lavoratore trasferito, e il trasferimento deve essere finalizzato al migliore funzionamento dell'azienda.
In assenza di tali elementi il dipendente potrà rivolgersi al Giudice del Lavoro per ottenere la modifica del provvedimento del datore.

5) CHE COSA SIGNIFICA JOB SHARING

D) Che cos’è il contratto di job sharing? Tra le tante forme di lavoro mi pare che sia la meno usata. Eppure me l’hanno proposta…
Paolo Lorenzi - Per telefono da Roma

R) Job sharing significa, letteralmente, lavoro ripartito. Ed è proprio questo il riferimento: vale a dire, in pratica, che due soggetti si assumono in solido l’adempimento di una medesima obbligazione lavorativa, che corrisponde a un unico posto di lavoro a tempo pieno. In tal caso i lavoratori hanno la facoltà di distribuirsi tra loro, a seconda delle proprie esigenze, l’orario e la quantità di lavoro, anche con modalità di volta in volta differenti.
Ciascun lavoratore resta comunque personalmente responsabile dell’adempimento dell’intera prestazione lavorativa. Nel caso di recesso o estinzione da parte di uno dei due contraenti, il rapporto di lavoro cesserà anche per l’altro.
Sufficientemente diffuso all’estero, il contratto di job sharing non ha incontrato particolare favore in Italia.

Letto 214 volte

Articoli correlati (da tag)