Giovedì, 08 Febbraio 2018

L'EDITORIALE. IL VOTO DEL 4 MARZO E IL LAVORO: SCOPRIAMO I BLUFF

PRENDETE CARTA E PENNA o create un file sul vostro computer e, fino al 4 marzo, annotate tutto ciò che si dice intorno alla creazione di nuovi posti. Non ci vuole molto tempo: una decina di minuti al giorno per meno di un mese. Poi lasciate tutto lì e a metà aprile provate a vedere che ne è degli impegni presi. Magari, a quel punto, l’occupazione non sarà più un problema e chi adesso è alla ricerca di un impiego avrà sotto gli occhi una serie di contratti tra i quali scegliere.

Be’, non esageriamo. A metà aprile saremo probabilmente ancora alle prese con la formazione del governo, e della messa a punto di strategie sul lavoro sarà quasi impossibile trovare traccia. Non per cattiva volontà, ma senza un esecutivo in carica non si possono proporre nè prendere decisioni.

PERÒ QUEGLI APPUNTI non buttateli. Prima o poi i ministri salteranno fuori e allora i raffronti si potranno cominciare a fare. Se tutto filerà liscio, Palazzo Chigi potrà disegnare i primi provvedimenti tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate, in tempo per discuterli in Parlamento e pubblicarli sulla Gazzetta Ufficiale all’inizio di ottobre.

Per accelerare i tempi si potrebbe ricorrere ai decreti legge – come più volte è accaduto – e mandare così un segnale forte. Della serie: vedete che il lavoro ci sta a cuore e non vogliamo prendervi in giro.

CHI È CHE È PRONTO a mettere la mano sul fuoco che andrà proprio secondo questa tabella di marcia? L’occupazione è uno degli argomenti importanti della campagna elettorale in corso, ma ce ne sono anche altri. Com’è naturale. E, a ben guardare, non è tra i temi in grado di infiammare gli elettori. Ora siccome i voti, come evidenziano i sondaggi, si conquistano sollecitando più la pancia che il ragionamento, basta affermare che il lavoro è centrale nei programmi per poi passare a sparare palle incatenate nel tentativo di demolire gli avversari colpevoli di non capire niente e di portare l’Italia alla rovina.

Alcuni economisti si sono presi la briga di fare le pulci alle promesse di ogni tipo che ci stanno inondando e hanno scoperto che la gran parte non solo sono irrealizzabili ma ci porterebbero dritti al naufragio.

L’IMPRESSIONE È CHE, quando verrà il momento, intorno al tavolo del lavoro si combatteranno battaglie di parte mentre, invece, ci vorrebbe la massima convergenza e il contributo più ampio possibile per rafforzare e rilanciare i timidi segnali positivi portati a casa negli ultimi mesi. Sarebbe troppo bello e forse non accadrà. A meno di un miracolo.

DETTO CIÒ, VOLTIAMO pagina e poniamo l’attenzione su che cosa offre concretamente il mercato del lavoro. Nelle pagine che seguono si possono trovare le proposte che provengono dal mondo della ristorazione, dei trasporti, della distribuzione, del commercio e dello spettacolo.

Si tratta di aziende che, senza attendere i risultati delle urne, continuano a portare avanti la linea dello sviluppo e ad assumere personale. Il Paese si muove lungo un percorso delicato: ecco perché chi scommette sul futuro, investendo e innovando, scommette sull’Italia. L’auspicio è che si possa recuperare la voglia di fare sistema per restituire fiducia ai giovani e a chi sta attraversando momenti di difficoltà. Gli appunti di cui si è parlato all’inizio possono anche servire a svelare chi sta bluffando.

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