Giovedì, 30 Novembre 2017

LE DOMANDE DEI LETTORI, LE RISPOSTE DEGLI ESPERTI. N. 22/2017

1) CHE COSA SIGNIFICA INDUSTRIA 4.0?; 2) QUALI I COMPITI DELL’INSERVIENTE; 3) LAVORO: PIÙ PROTETTO CHI DENUNCIA REATI; 4) IL RIPOSO SETTIMANALE È UN DIRITTO; 5) I COMPITI DELLE GUARDIE DI VIGILANZA.

CHE COSA SIGNIFICA INDUSTRIA 4.0?
A parte l’uso straripante dell’inglese, da un po’ di tempo si legge sempre più spesso di Industria 4.0. Gli addetti ai lavori sanno certamente di che cosa si tratta ma io – e credo di non essere il solo – non posso che restare sconcertato di fronte a questa e a tante altre terminologie più o meno frutto dei tempi.
Intendiamoci, il mondo va avanti e ci si deve adeguare. Ma allora perché i giornali non ci spiegano di che cosa stanno parlando? Vorrei sbagliarmi, ma mi sto convincendo che ormai ognuno tenda a rivolgersi alla propria cerchia e gli altri che si arrangino. Ma in questo modo si crea una società che anziché diffondere orizzontalmente i saperi li separa verticalmente secondo i livelli di istruzione, di censo, di provenienza, di reddito… Se così fosse sarebbe un bel passo indietro.

Riccardo Di Giovanni - Per telefono da Roma

In effetti l’uso di vocaboli legati all’evoluzione tecnologica – e non solo – è in forte espansione tanto che a volte bisogna correre a sfogliare enciclopedie e vocabolari (sperando che siano stati aggiornati).
L’espressione Industria 4.0 non è proprio nuovissima, nel senso che sarebbe stata usata per la prima volta nel 2011 nel corso della Fiera di Hannover per indicare una nuova fase storica dell’organizzazione del lavoro.
Ma quel 4.0 a che cosa si riferisce in particolare? Alle 3 precedenti rivoluzioni industriali che si fanno risalire, la prima, al 1784 con la nascita della macchina a vapore e della meccanizzazione della produzione; al 1870 quando la diffusione dell’elettricità, del motore a scoppio e l’uso del petrolio come nuova fonte energetica aprirono le porte alla produzione di massa; e la terza al 1970 allorché l’informatica avviò l’era digitale che tuttora è in tumultuoso sviluppo.
Secondo gli esperti, la rivoluzione 4.0 è destinata a incidere profondamente sulle nostre certezze e sulle nostre abitudini se è vero che nei prossimi 2-3 anni si creeranno 2 milioni di posti di lavoro ma se ne perderanno 7 milioni.
Anche le precedenti rivoluzioni hanno comportato la cancellazione di intere categorie professionali (si pensi, per esempio, nel campo dell’editoria, al repentino declino degli addetti alle tipografie) che però hanno avuto comunque modo di rientrare nel ciclo produttivo.

Stavolta potrebbe essere diverso, sia per l’alto numero di coloro che rischiano di essere tagliati fuori sia per l’automatizzazione di interi comparti industriali. Per alcune specializzazioni sta per aprirsi una stagione d’oro, però bisogna trovare una risposta da dare a quella moltitudine che la rivoluzione 4.0 rischia di sospingere inesorabilmente ai margini.

QUALI I COMPITI DELL’INSERVIENTE
Un contratto di inserviente quali mansioni comprende?

Flora Di Carlo - Per Google+

Quella dell’inserviente è una figura che si trova in quasi tutti gli ambienti di lavoro: dal turismo alla ristorazione, dall’ospedaliero al turismo, dagli uffici alle scuole, e così via. Di solito svolge compiti esecutivi che, comunque, richiedono una certa preparazione.
Il livello contrattuale oscilla tra il V e il VII livello. Il V livello e il VI prevedono che si debba svolgere un’attività di normale complessità (per esempio commis di cucina, addetto ai servizi mensa, caffettiere ma non barista, cucitrice, facchino ai piani).
Il VII livello (che dopo 1 anno di anzianità si trasforma automaticamente in VI livello) si riferisce a guardarobieri, magazzinieri, autisti con patente B, addetti vigilanza, garagisti, addetti portineria, fattorini, maschere, e così via.

Naturalmente ogni livello ha una retribuzione specifica stabilita dai contratti nazionali di lavoro.

LAVORO: PIÙ PROTETTO CHI DENUNCIA REATI
È stata approvata la legge che tutela chi, nei luoghi di lavoro, denuncia irregolarità o episodi di corruzione. Meglio tardi che mai. Adesso sono curioso di vedere come verrà applicata e, soprattutto, quanto tempo passerà – come dire? – prima di arrivare a sentenza.
Se guardo ai tempi dei processi mi vengono i brividi, anche perché ci possono essere denunce che alla fine potrebbero rivelarsi infondate ma che intanto qualche danno l’hanno provocato…

M. G. - Per e-mail da Frosinone

La legge che contiene le “Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato” è stata approvata dalla Camera lo scorso 15 novembre. I voti a favore sono stati 357, i contrari 46, gli astenuti 15.
Le norme seguono le linee guida dell’Autorità nazionale anticorruzione elaborate su richiesta dell’Unione europea.
Tra i punti principali c’è quello che l’identità di chi fa la segnalazione non dovrà mai essere rivelata. Spetta a chi è stato denunciato provare l’eventuale non rispondenza delle accuse alla realtà. Se, nel corso dell’istruttoria e nonostante l’anonimato, il segnalante dovesse essere licenziato avrà diritto alla reintegra nel posto di lavoro e al risarcimento del danno.
E se le accuse si rivelassero infondate? In questo caso il segnalante rischia, nei casi di dolo o colpa grave, il reato di calunnia o diffamazione.
A ricevere maggiore protezione in caso di denuncia di fenomeni di corruzione saranno, tra gli altri, i dipendenti delle scuole, i magistrati, i professori e ricercatori universitari, il personale militare, le forze di polizia, gli operatori del servizio sanitario nazionale, i dipendenti di società controllate.

Un bel passo avanti per rompere il muro di omertà o di intimidazione che spesso ha frenato le denunce. C’è però chi ha visto nelle pieghe della nuova legge qualche smagliatura: per esempio, nei procedimenti giudiziari l’identità del segnalante potrebbe essere rivelata.

IL RIPOSO SETTIMANALE È UN DIRITTO
Il giorno di riposo settimanale è un diritto? Il datore di lavoro può rifiutarsi di concederlo?

Annarita Rosselli - Per fax da Roma

L’orario di lavoro settimanale deve tenere conto del diritto del personale a un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica. Fanno eccezione alcune situazioni caratterizzate dalla necessità dell’organizzazione del lavoro a turni, da particolari attività per le quali sia necessario frazionare i periodi di lavoro nell’arco della giornata, e il personale del settore dei trasporti. Il lavoro svolto durante i giorni di riposo settimanale è compensato da una maggiorazione retributiva.

Il riposo settimanale è un principio stabilito dalla Costituzione (art. 36). La sua concessione non può essere rifiutata dal datore di lavoro, né può essere legalmente negata in un contratto individuale.

I COMPITI DELLE GUARDIE DI VIGILANZA
Ho letto il servizio che nello scorso numero è stato dedicato a chi opera nella vigilanza/sicurezza e vi rivolgo questa domanda: possono le guardie giurate svolgere compiti diversi da quelli classici della mansione come, per esempio, controllare il comportamento dei dipendenti?

M. T. - Per telefono da Roma

No, non possono. Il datore di lavoro può utilizzare le guardie giurate soltanto per scopi di salvaguardia e tutela del patrimonio aziendale.
Le guardie giurate non possono, quindi, interessarsi del comportamento dei lavoratori, non possono entrare (tranne casi eccezionali) nei luoghi dove si svolge l’attività produttiva, e non possono contestare ai dipendenti atti o fatti diversi da quelli direttamente connessi alla tutela dei beni aziendali.

Tra l’altro, proprio per evitare incomprensioni, è previsto che l’impresa debba informare preventivamente i lavoratori dell’esistenza di personale specificatamente addetto alla vigilanza, indicandone i nomi e le mansioni.

Per leggere la versione pubblicata sul n. 22/2017 della rivista online LAVORO FACILE clicca qui.
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