Giovedì, 27 Giugno 2024

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 9/2024

1) Intelligenza artificiale: meglio o peggio per il lavoro? 2) Perché il bonus da 100 euro è scomparso dai radar… 3) I prezzi di frutta e verdura sono ormai da capogiro 4) Se mi sposo a quanti giorni di permesso ho diritto 5) Un tirocinio all’estero? Perché no, ma scegliere bene 6) I concorsi e le assunzioni: che succede se mancano i soldi 7) Quante ferie spettano alle collaboratrici domestiche 8) Pausa caffè, bancario licenziato: sentenza della cassazione

INTELLIGENZA ARTIFICIALE: MEGLIO O PEGGIO PER IL LAVORO?

Si fa un gran parlare di intelligenza artificiale e confesso di non averci capito molto. Quello che però mi preoccupa sono le possibili ricadute sul versante del lavoro. In sostanza, per l’occupazione sarà meglio o peggio?
Michele Roberti - Per e-mail da Roma

In effetti, un futuro segnato dall’intelligenza artificiale vede le previsioni muoversi in ordine sparso. Così, se da un lato c’è una buona accoglienza da parte delle imprese verso la potenzialità dell’Ai (una recente ricerca condotta da Manpower segnala che oltre due aziende su tre ritengono che porterà migliori performance per quanto riguarda la formazione degli organici e l’engagement dei dipendenti, e che tre imprese su cinque sono convinte che l’Ai contribuirà a rendere più efficienti i processi di selezione e la ricerca dei candidati), dall’altro le organizzazioni sindacali temono che l’impatto dell’automazione possa incidere sui salari, sulle condizioni di lavoro e sulla formazione professionale, e chiedono che nei nuovi contratti vengano inserite clausole sulla riqualificazione in modo da aiutare che viene colpito dalle ristrutturazioni ad adattarsi ai cambiamenti.
Un altro studio condotto da Fpa, società di servizi e consulenza specializzata nel valutare le novità organizzative e tecnologiche delle pubbliche amministrazioni, ha messo in evidenza come i dipendenti pubblici “fortemente esposti” all’intelligenza artificiale siano 1,85 milioni, cioè il 75% del totale, mentre su un altro 28% (poco meno di 900mila persone) l’impatto sarà “moderato”, e sul restante 15% (48mila persone) sarà verosimilmente “basso”.
Più nel dettaglio, a essere penalizzati non saranno i gradi ma i ruoli operativi: quelli più a rischio sono i più ripetitivi come gli amministrativi, gli assistenti, i ragionieri o i dirigenti professionali (complessivamente 218mila dipendenti). Non avranno problemi, invece, gli architetti, i dirigenti del settore sanitario, gli ingegneri, gli insegnanti, i magistrati.

PERCHÉ IL BONUS DI 100 EURO È SCOMPARSO DAI RADAR…

Quando riceveremo il bonus di 100 euro più volte annunciato dal governo in carica? Non è una grande cifra, ma è meglio di niente…
Anna B. - Per e-mail da Roma

Di bonus sono lastricate le vie dei governi (soprattutto quando ci sono le elezioni in vista). Si possono ricordare gli 80 euro di Matteo Renzi del maggio 2014, poi nel 2019 il reddito di cittadinanza e Quota 100 del governo Conte-Salvini, il superbonus del governo Conte-2, e così via.
Nel Decreto1° maggio del governo di Giorgia Meloni era stato ipotizzato un bonus di 100 euro destinato ai dipendenti pubblici con reddito fino a 28.000 euro e con particolari condizioni di disagio familiare.
A causa di problemi sulla copertura finanziaria, il bonus verrà erogato non nelle tredicesime di dicembre ma un mese dopo, proprio per non gravare sulle uscite di quest’anno ma su quelle del 2005. Sempre se la situazione dei conti pubblici ne consentirà l’esborso (tanto ormai si è votato l’8 e il 9 giugno e non sono in vista altre consultazioni importanti).

I PREZZI DI FRUTTA E VERDURA SONO ORMAI DA CAPOGIRO

Tra i rincari che stanno penalizzando il portafoglio c’è anche quello di frutta e verdura. Se ne parla poco ma credo che chi di dovere dovrebbe darci un’occhiata: così, mentre i medici consigliano di consumarne il più possibile per il bene della nostra salute, acquistare un chilo di mele o di uva è diventato quasi proibitivo.
Manuela Ricci - Per telefono da Roma

In media, i prezzi sono aumentati de 7-8% con punte che raggiungono anche il 18-20% per albicocche, ciliegie, pere e susine. Per quanto riguarda la verdura la crescita è tra il 10% e il 13%.
La spiegazione è che a influire sui costi ci sono le variazioni meteorologiche con pioggia battente, gelate e sbalzi di temperatura estremi che danneggiano le coltivazioni e che, di conseguenza, stravolgono il mercato.
Quindi, se è vero che gli eventi climatici influiscono sui prezzi è anche vero che dietro ai rialzi c’è spesso la speculazione, e qui si dovrebbe fare di più per bloccare chi tenta di arricchirsi a nostre spese.
Inoltre, è anche vero che la distribuzione ha preso l’abitudine di presentare prodotti fuori stagione, magari provenienti dall’altro capo del mondo, che non hanno sapore e che costano un occhio della testa. Certo, si possono non comprare ma è comunque una tendenza che contribuisce a rendere più caotico il settore.
Tra l’altro, i nutrizionisti, mentre sostengono come la frutta fresca rappresenti un alimento non sostituibile, sconsigliano – appunto – di consumare quella fuori stagione che, oltre a non contenere le sostanze che dovrebbe avere, ha dei prezzi stratosferici.

SE MI SPOSO A QUANTI GIORNI DI PERMESSO HO DIRITTO?

Su quanti giorni di permesso, contrattualmente, può contare un dipendente che si sposa? Quando e come si deve avvertire l’azienda?
Alba Mirante - Per e-mail da Roma

In occasione del matrimonio la legge (per gli impiegati) e i contratti collettivi (per le altre categorie) assicurano al dipendente l’utilizzo di permessi retribuiti.
Per gli impiegati la durata minima di tali permessi è fissata dalla legge in 15 giorni, fatte salve eventuali e migliori condizioni contrattuali. Per le altre categorie occorre consultare i rispettivi contratti di lavoro.
In genere, il congedo per matrimonio deve essere richiesto con un certo preavviso, mentre al rientro deve essere consegnata al datore di lavoro, entro 60 giorni, la certificazione delle avvenute nozze.
Il permesso è utile ai fini del calcolo del Tfr ed è prevista la maturazione regolare delle mensilità aggiuntive e delle ferie.

UN TIROCINIO ALL’ESTERO? PERCHÉ NO, MA SCEGLIERE BENE

Sono tentato di seguire un tirocinio formativo in uno dei Paesi dell’Unione europea. Anche se ho raccolto pareri favorevoli, qualche dubbio mi resta soprattutto sul “dopo”: in sostanza, ne vale la pena?
Andrea Risi - Per telefono da Roma

Subito una considerazione: non tutti i tirocini sono uguali. Sia in Italia che all’estero. Quindi bisogna scegliere ragionando bene sulle diverse opportunità in relazione alle personali aspettative. Perché, se si sbaglia, il rischio è di perdere tempo prezioso.
Detto questo, e data per scontata una decisione ben meditata, allora ne vale la pena. Di recente è stato calcolato che, dopo due anni dalla conclusione di percorsi significativi, quasi la metà del campione è risultata occupata con una prevalenza di contratti full time (79%). Non male se si considerano le grandi difficoltà che le nuove generazioni incontrano nel trovare un posto di lavoro.

I CONCORSI E LE ASSUNZIONI: CHE SUCCEDE SE MANCANO I SOLDI

In uno dei numeri scorsi di “Lavoro Facile” ho letto che, una volta vinto un concorso pubblico, l’assunzione non è automatica. È possibile?
Rosalba Piccinini - Per e-mail da Roma

È proprio così. Se, per esempio, un Ente dello Stato bandisce un concorso e quindi lo fa svolgere fino alla elaborazione della graduatoria finale, ma poi quello stesso Ente scopre di non avere in cassa i soldi per pagare gli stipendi, l’immissione in ruolo dei vincitori può anche slittare.
Naturalmente ciò non significa l’annullamento dell’iniziativa ma uno slittamento dei tempi di attuazione. La graduatoria resta valida e, risolte le difficoltà economiche, l’iter tornerà a prendere il suo corso, e le assunzioni previste potranno essere effettuate.

QUANTE FERIE SPETTANO ALLE COLLABORATRICI DOMESTICHE

Da un paio di anni la mia famiglia si avvale dell'aiuto di una collaboratrice domestica. Siccome siamo entrati nel periodo delle ferie ci piacerebbe sapere, per non commettere errori, come ci dobbiamo comportare.
Ritanna Corsini - Per e-mail da Roma

Il contratto relativo a questa categoria è chiaro. Nel senso che, indipendentemente dalla durata dell’orario di lavoro, per ogni anno di servizio presso lo stesso datore, il/la collaboratore/collaboratrice ha diritto ad un periodo di ferie di 26 giorni (escluse le domeniche e le festività infrasettimanali), da fruire preferibilmente – tenendo conto delle esigenze della struttura presso la quale si presta l'attività – nel periodo giugno-settembre.
Durante il periodo di ferie al lavoratore spetta, per ogni giornata, un ventiseiesimo della retribuzione mensile, comprensiva della eventuale indennità sostitutiva per il vitto e per l’alloggio. In caso di retribuzione oraria occorre prendere a riferimento il numero di ore effettuate di media in un mese e dividerle per 26, ottenendo così il numero di ore equivalente ad un giorno di ferie.

PAUSA CAFFÈ, BANCARIO LICENZIATO: SENTENZA DELLA CASSAZIONE

Capita a volte che dietro gli sportelli di un ufficio non ci sia nessuno, nonostante code lunghissime di chi deve pagare qualche bolletta, risolvere una pratica bancaria o spedire una raccomandata. Capita a volte, anzi capita spesso.
Una volta ho protestato con la direzione di un'importante struttura, ma mi è stato risposto che tutto era in regola e che i dipendenti che in quel momento dovevano essere al lavoro erano al loro posto. Può darsi: ma certo non è giusto costringere tante persone a fare file snervanti...
Tina Bellini - Per telefono da Roma

Sportelli chiusi e centralini che non rispondono: a pagare per la scarsa organizzazione, la troppa burocrazia e la poca duttilità sono sempre i cittadini che pure avrebbero diritto di usufruire di servizi snelli e veloci, come avviene in numerosi Paesi europei.
Comunque, come sempre, è sbagliato generalizzare. Anche perché la magistratura, quando interpellata, non è mai tenera con i dipendenti scorretti. Per esempio, tempo fa una decisione della Cassazione ha confermato il licenziamento di un impiegato di banca che si era rifiutato di eseguire un'operazione richiesta da un cliente perché stava per cominciare la pausa caffè. L'impiegato, allontanandosi, aveva anche lasciato aperta la cassa chiedendo ai colleghi di occuparsene.
Dopo vari giudizi (primo grado e appello), il fascicolo è finito in Cassazione i cui giudici hanno stabilito che "la gravità dei comportamenti tenuti dal dipendente deve essere valutata non solo rispetto all'interesse patrimoniale del datore, ma anche con riferimento alla possibile lesione dell'interesse pubblico alla sana e prudente gestione del credito".

Letto 100 volte

Articoli correlati (da tag)