Giovedì, 06 Giugno 2024

L’Editoriale. Se aumentano i posti ma non i salari

Ogni medaglia è fatta di due facce, e anche i dati che riguardano l’occupazione gli somigliano molto. È un po’ la logica del “sì, però” che alimenta tanti dibattiti in tv e sui giornali, dove alle affermazioni di un interlocutore l’altro – appunto – risponde con un “sì, però”. Cioè: “Forse non hai tutti i torti ma la verità sta da un’altra parte e adesso te la dico”.
A chi ascolta o a chi legge, e che non ha elementi per tirare le somme, il dubbio rimane: “Ma chi è che ha ragione?”. Così che alla fine si preferisce dare la “vittoria” a chi, per sensibilità culturali o politiche, è più vicino a come la si pensa.

Questa lunga introduzione per sottolineare come non sia semplice raccapezzarsi di fronte alle più recenti notizie su economia e lavoro. Per esempio, secondo l’Istat, l’occupazione è salita del 62,3%, il livello più alto degli ultimi 20 anni, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 6,9%, il tasso più basso dal dicembre 2008. Su base mensile l’occupazione è cresciuta dello 0,4% e del 2,2% su base annuale. In sostanza, rispetto all’aprile del 2023, ci sono 516.000 lavoratori in più.

Ma non è tutto, perché i contratti di lavoro a tempo indeterminato hanno fatto registrare un +444.000 mentre quelli a tempo determinato sono calati di 82.000 unità. Per la ministra del Lavoro, Marina Calderone, “per la prima volta da oltre 15 anni, la disoccupazione in Italia è scesa sotto il 7%”.

Anche il futuro si presenta niente male. Soltanto nel Lazio, nei prossimi 5 anni si creeranno 375.000 opportunità di lavoro, il 3% in più rispetto a quelle di oggi. Una bella spinta la darà il Giubileo e a beneficiarne – ha messo in evidenza l’ultimo rapporto Unioncamere-Excelsior – saranno diversi settori produttivi.

Se ci si fermasse a questo punto, si potrebbero fare salti di gioia. Poi, però, c’è un rovescio della medaglia che non si può trascurare. Così, se è vero che la disoccupazione è ai minimi dal 2008, è anche vero che gli stipendi sono fermi da anni (in Germania i salari hanno messo a segno un +9,7%), che sono troppi i casi in cui non si riesce a guadagnare più di 6 euro l’ora, e che l’Inapp ha sottolineato come il 43,5% dei nuovi ingressi in occupazione si sia concretizzato in accordi informali, intermittenti se non addirittura al di fuori di ogni contratto.

Insomma, eccolo qua quel “sì, però” di cui si diceva all’inizio. Da parte nostra è facile aggiungere che non è con il lavoro povero che si può costruire l’ossatura di una società più sana ed equilibrata. Bene, quindi, più posti di lavoro ma a quando le buone notizie anche sul versante delle buste paga?

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