Giovedì, 06 Giugno 2024

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 8/2024

1) il balletto del redditometro e la caccja agli evasori. 2) I turni a ciclo continuo e le ricadute in busta paga. 3) Come sta l’Italia? Farsi un’idea è difficile. 4) Quali i diplomi e le lauree che valgono di più. 5) Nuovi controlli dell’Inps per l’assegno di inclusione 6) Il riposo settimanle è un diritto costituzionale

1) IL BALLETTO DEL REDDITOMETRO E LA CACCIA AGLI EVASORI

Questa storia del redditometro – prima annunciato, poi pubblicato in “Gazzetta Ufficiale” e infine revocato – sarebbe una delle tante comiche italiane se non fosse che lo Stato ha bisogno di aumentare le entrate (visto che le casse sono vuote) e che ci sono eserciti di evasori da stanare.
Non so fino a che punto l’introduzione del redditometro sarebbe stato utile, ma allora chi lo ha bloccato/rinviato/sospeso dovrebbe spiegare quali misure alternative sono allo studio, dal momento che, secondo chi se ne intende, per il prossimo bilancio ci saranno da trovare 20-30 miliardi di euro.
Corrado Brunetti - Per telefono da Roma

Qualsiasi provvedimento utile a ridurre l’evasione fiscale è da accogliere con favore. Per questo a me il ritorno del redditometro non dispiaceva, e non capisco la contrarietà di chi pure fa parte della maggioranza di governo.
Se lo Stato riesce a incassare di più ci sono anche più soldi per migliorare alcuni servizi che stanno andando alla malora, come la sanità…
Caterina Fornari - Per telefono da Roma

Il redditometro può servire a dare una mano per contrastare l’evasione fiscale, però sono anche convinto che non è la soluzione se si vuole davvero dare la caccia ai grandi evasori oppure a correggere le norme che hanno consentito a non pochi operatori (vedi banche e assicurazioni) di accumulare ingenti risorse.
Se fosse diventato legge, credo che a essere chiamati in causa sarebbero stati solo i pesci piccoli mentre i pesci grandi avrebbero potuto continuare a nuotare negli oceani dell’impunità.
C. L. - Per e-mail da Roma

Ci sarebbe voluto tempo per capire in che misura il redditometro presentato dal vice-ministro dell’Economia, Maurizio Leo, sarebbe riuscito a incidere sull’evasione fiscale che in Italia – ricordiamolo – negli ultimi 10 anni ha raggiunto quasi mille miliardi di euro, cioè cento miliardi di euro l’anno.
Ma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha preferito tagliare corto sostenendo la necessità di “ulteriori approfondimenti”. Per la Lega di Matteo Salvini ci sarebbe però poco da approfondire in quanto il redditometro deve finire nel cestino, punto e basta. Più o meno analoga la posizione di Forza Italia di Antonio Tajani.
Per le opposizioni (Pd, Cinque Stelle) è stato facile parlare di “figuraccia”. Ora, al di là delle “battaglie di bandiera” in vista delle elezioni europee (8-9 giugno), resta il problema messo in evidenza da Corrado Brunetti: da una parte c’è lo Stato che ha bisogno urgente di nuove entrate e dall’altra persiste una colossale evasione fiscale. Una soluzione va trovata.
Chi vuole farsi un’idea su che cosa era il redditometro di Maurizio Leo può leggerne il testo cliccando qui.

2) I TURNI, IL CICLO CONTINUO E LE RICADUTE IN BUSTA PAGA

Ho avuto un primo colloquio di lavoro al quale ne seguirà un altro all’inizio di agosto. Con ogni probabilità, se verrò assunto, dovrò lavorare in un programma che prevede anche dei turni. Ho chiesto dei chiarimenti che mi sono stati dati. Ma vorrei saperne di più.
A. C. - Per telefono da Latina

Il lavoro a turni è un metodo in base al quale i dipendenti si succedono nell’arco delle 24 ore nello stesso posto di lavoro. Sfruttando l’alternanza (o rotazione) di ore, giorni lavorativi e riposi, il meccanismo consente di utilizzare gli impianti produttivi o offrire un servizio più lungo e allo stesso tempo di mantenere gli orari di lavoro entro il limite massimo previsto dai contratti e dalla legge.
Si parla di ciclo continuo, invece, quando gli impianti dell’azienda funzionano per tutta la giornata e per tutti i giorni della settimana: in tal caso il numero dei lavoratori per ogni posto di lavoro deve essere pari al numero delle ore della settimana diviso l’orario settimanale adottato.
La gran parte dei contratti collettivi fissano delle maggiorazioni retributive – oltre a benefici di altra natura, come i riposi compensativi – per “pareggiare” i disagi dei lavoratori turnisti, con particolare riferimento alla perdita del riposo domenicale.

3) COME STA L’ITALIA? FARSI UN’IDEA È DAVVERO DIFFICILE

Sapere come stanno le cose in Italia sui versanti, dello sviluppo e dell’economia non è un’impresa facile. Alcuni dati sembrano essere fatti apposta per essere letti in modo spesso diametralmente opposto. In altre parole: per l’area di governo, e per i giornali che vi si riconoscono, le cose vanno più che bene, mentre per l’area dell’opposizione, e per i giornali più o meno vicini, il giudizio è del tutto diverso.
Noi che ascoltiamo i notiziari radio-televisivi e diamo un’occhiata ai quotidiani non riusciamo a farci un’idea. Anzi, un’idea ce la possiamo fare mettendoci una mano in tasca e parlando con i nostri amici. Abbiamo qualche soldo più di prima? Possiamo permetterci di acquistare ciò che più ci serve? Riusciamo a pagare le bollette senza problemi? E possiamo curarci per il meglio?
Arturo Massi - Per telefono da Roma

Più o meno le cose stanno così e non è semplice esprimere un giudizio senza finire nel frullatore degli opposti pareri. Perché c’è sempre un appiglio per dimostrare tutto e il contrario di tutto.
Il lavoro, per esempio, è uno dei terreni del confronto. I numeri dicono che l’occupazione è in aumento ma poi non entrano nel merito della qualità: vale a dire che risulta occupato anche chi porta a casa una busta paga che non consente di arrivare alla fine del mese o che la durata dell’impiego non va al di là di pochi giorni al mese.
Per farsi un’idea, al di là dei commenti, forse vale la pena leggere il Rapporto annuale 2024 dell’Istat che si articola in quattro capitoli: 1) l’economia italiana: crescita, criticità e cambiamenti; 2) I cambiamenti del lavoro: tendenze recenti e trasformazioni strutturali; 3) le condizioni e la qualità della vita; 4) l’Italia nei territori: sfide e potenzialità.
Per leggere il testo integrale clicca qui. Sono oltre 200 pagine di analisi, confronti, statistiche e tabelle. Alla fine, si può provare a tirare le somme sullo stato di salute del nostro Paese senza essere travolti dal ping pong della propaganda.

4) QUALI I DIPLOMI E LE LAUREE CHE “VALGONO” DI PIÙ

Quali sono le figure professionali più difficili da trovare? Per i giovani, sapere dove ci sono più possibilità di lavoro può essere importante nella scelta della specializzazione da intraprendere, al di là delle “aspirazioni” familiari.
Spesso ci si iscrive a una determinata facoltà per fare un piacere ai genitori magari per seguire le orme di papà o mamma. Ma così spesso si sbaglia.
Carla Velli - Per e-mail da Roma

Secondo un rapporto di Excelsior/Unioncamere, le figure professionali più difficile da reperire sono: ingegneri civili; tecnici delle costruzioni civili; elettrotecnici; tecnici gestori di reti e sistemi telematici; ingegneri dell’informazione; tecnici della produzione di servizi; progettisti e amministratori di sistemi; tecnici esperti in applicazioni; ingegneri energetici e meccanici; analisti e progettisti di software; tecnici programmatori; disegnatori industriali.
È lo specchio della progressiva digitalizzazione delle aziende italiane alle prese, tra l’altro, con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale che – ha detto il presidente di Unioncamere, Andrea Prete – “è uno strumento imprescindibile per la competitività, ma in pochi si sono già attrezzati”.
Però anche mestieri come l’elettricista, l’idraulico, il manutentore, il tornitore, e così via, sembrano essere scomparsi. Insomma, un diploma conseguito presso un buon istituto tecnico può valere quanto e forse più di una laurea.

5) NUOVI CONTROLLI DELL’INPS PER L’ASSEGNO DI INCLUSIONE

Ho fatto richiesta dell’assegno di inclusione ma ancora non ho ricevuto notizie. Questa forma di sostegno al reddito è ancora in vigore o è stata revocata? Sono sicuro di avere tutti i requisiti in regola…
Marco G. - Per e-mail da Roma

L’assegno di inclusione è tuttora in vigore e, quindi, se si hanno i requisiti in regola non dovrebbero esserci problemi. Il solo elemento di novità è che l’Inps, l’Istituto che eroga la rimessa, ha avviato controlli sulle condizioni di svantaggio e sull’inserimento nei programmi di cura e assistenza che sono tra le condizioni essenziali per essere ammessi al beneficio.

6) IL RIPOSO SETTIMANALE È UN DIRITTO COSTITUZIONALE

Il giorno di riposo settimanale è un diritto? Il datore di lavoro può rifiutarsi di concederlo?
Annarita Rosselli - Per telefono da Roma

L’orario di lavoro settimanale deve tenere conto del diritto del personale a un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica. Fanno eccezione alcune situazioni caratterizzate dalla necessità dell’organizzazione del lavoro a turni, da particolari attività per le quali sia necessario frazionare i periodi di lavoro nell’arco della giornata, e il personale del settore dei trasporti. Il lavoro svolto durante i giorni di riposo settimanale è compensato da una maggiorazione retributiva.
Il riposo settimanale è un principio stabilito dalla Costituzione (art. 36). La sua concessione non può essere rifiutata dal datore di lavoro, né può essere legalmente negata in un contratto individuale.

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