Giovedì, 14 Marzo 2024

L’Editoriale. Per le donne il lavoro è sempre difficile

Lo scorso 8 marzo, tra tante iniziative, è stata anche l’occasione per fare il punto sulla condizione delle donne nel mercato del lavoro. E non è stato un punto particolarmente positivo.
Per esempio, è stato ricordato che a parità di competenze e di mansioni la differenza retributiva media uomini-donne è di circa l’11% (tra i dirigenti sale al 13%), che alle donne vengono spesso proposti contratti a tempo determinato (49% contro il 26%), che l’Italia è al 104° posto su 146 Paesi per quanto riguarda le opportunità economiche, che l’importo medio delle pensioni è di 1.416 euro per le donne e di 1.931 euro per gli uomini. E poi che le donne sono ancora chiamate a scegliere tra famiglia e lavoro in quanto non ci sono abbastanza tutele per chi ha dei figli ai quali badare.
Eppure le donne sono più istruite degli uomini (le diplomate sono il 60,3% contro il 60,3% degli uomini e le laureate sono il 35,5% contro il 23,1%).

Sono dati tratti dal primo rapporto dell’Inps sul divario di genere dove si parla di “segregazione occupazionale orizzontale e verticale”. Certo, passi in avanti sono stati fatti – e ci mancherebbe – ma sempre troppo lentamente e non senza ambiguità. Per provare a fare dei paragoni, siamo andati a vedere che cosa è stato scritto e detto lo scorso anno e nel 2022 in occasione dell’8 marzo. Più o meno, analisi e commenti non erano troppo diversi da quelli che si sono letti pochi giorni fa. Stesse anche le conclusioni e gli auspici: bisogna fare di più e meglio.

E allora? Allora la nostra società non ha mai preso davvero sul serio la riduzione del divario di genere. Sì, belle parole, un elenco di impegni, qualche misura, ma la situazione è ancora fotografata da quel 104° posto appena ricordato.

Ha affermato il presidente Sergio Mattarella che bisogna lottare ancora perché sono “frequenti e inaccettabili le molestie, le pressioni illecite nel mondo del lavoro, le discriminazioni, così come da anni viene denunciato”. E ha ricordato anche le troppe vittime di femminicidi, come nel caso di Giulia Cecchettin “la cui tragedia ha coinvolto nell’orrore e nel dolore l’intera Italia”.
Le tante manifestazioni che si sono svolte l’8 marzo daranno una spinta a migliorare la situazione? È da sperarlo ma – ha tenuto a mettere in evidenza il capo dello Stato – “vanno cambiati i pregiudizi e gli stereotipi sulle donne che tuttora riaffiorano nelle società che si ritengono più avanzate”.

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