Giovedì, 01 Febbraio 2024

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 2/2024

1. Ancora sui posti che ci sono ma che vanno deserti 2. Pensioni minime e la promessa di 1.000 euro al mese 3. La parità di genere: noi donne dobbiamo alzare la voce 4. Per un infortunio sul lavoro chi mi deve risarcire? 5. Lavoro notturno: ecco che cosa dicono i contratti 6. Per il dipendente malato troppe visite di controllo?

1) ANCORA SUI POSTI CHE CI SONO MA CHE VANNO DESERTI

Se i dati sono corretti, per quanto riguarda l’occupazione il 2024 è cominciato piuttosto bene. C’è però una cosa che continua a meravigliarmi: per esempio, nel Lazio ci sono un bel po’ di posti a disposizione ma sarà difficile trovare il 40% delle figure di cui ci sarebbe bisogno.
Il discorso non è nuovo eppure si ripresenta puntualmente ogni volta che si prova a tirare le somme in merito al rapporto offerta/richiesta.
Come mai non si corre ai ripari? È così difficile? Di chi è la responsabilità se si continua a girare a vuoto?
Manuela Corsini - Per e-mail da Roma

Il rapporto al quale fa riferimento la lettrice è quello pubblicato all’inizio dell’anno dal sistema informativo Excelsior. Le cose stanno proprio così. Infatti, entro la fine di marzo sono previste qui nel Lazio più di 140.000 assunzioni soprattutto nei settori dell’alberghiero, dell’artigianato, del commercio, della grande distribuzione, della logistica.
Niente male, solo che sempre Excelsior dice che non sarà semplice trovare poco meno della metà delle risorse.
La spiegazione viene da lontano, anche se qualche tentativo per risolvere il problema è stato fatto incentivando gli istituti tecnici e i corsi di formazione. Ma, evidentemente, non basta. Anche perché – altro punto dolente – i Centri per l’impiego non sono stati ancora riorganizzati e resi più efficienti in modo da rispondere tempestivamente alle sollecitazioni del mercato del lavoro.
Non c’è dubbio che la preparazione tecnica è la via maestra da seguire. “Dopo il Covid e i rincari di energia, materie prime e mutui non possiamo permetterci di ritardare la crescita… Va superato il pregiudizio per il quale la preparazione non liceale sia di serie B”, ha detto Giuseppe Biazzo, vicepresidente di Unindustria con delega al capitale umano.
Dal canto suo Luca Barrera, segretario della Cna di Roma, ha voluto puntare il dito su un aspetto della questione: “Non capisco perché i giovani preferiscano lavoretti precari e poco sicuri, snobbando contratti a tempo indeterminato e ben pagati proposti dalle migliaia di micro realtà che compongono il tessuto economico capitolino”.
Davvero è così? Secondo le telefonate che ci arrivano in redazione l’argomento è ben più complesso e forti sono le lamentele perché gli stipendi che proposti spesso non corrispondono ai parametri dei contratti nazionali.
Poi, certo, fondamentale è la formazione. Che, se non va come dovrebbe, si deve cercare tra chi ha la possibilità di intervenire e di guidare la trasformazione di un sistema che continua a non funzionare, nonostante tante promesse.

2) PENSIONI MINIME E LA PROMESSA DI 1.000 EURO/MESE

Ma le pensioni minime non dovevano essere portate a 1.000 euro/mese? Nella legge di Bilancio non c’è traccia. Eppure più di un ministro si era impegnato. Se ne riparlerà quando dovranno buttare giù la nuova Finanziaria, cioè entro la fine di quest’anno?
Stefano Masini - Per telefono da Roma

È durante la scorsa estate che alcuni esponenti di Forza Italia hanno lanciato l’idea di portare le pensioni minime a 1.000 euro al mese. Sia il vicepresidente e ministro degli Esteri, Antonio Tajani (“Abbiamo portato le pensioni minime a 600 euro e faremo in modo di portarle a 1.000 euro entro la legislatura”) che il presidente dei deputati dello stesso partito Paolo Barelli (“Vogliamo concludere il quinquennio di governo con questa misura”) si sono infatti impegnati in questo senso.
Insomma, come si vede, non c’era nessun riferimento alla legge di Bilancio approvata poco prima la fine del 2023. Anche perché di soldi in giro non ce n’erano molti.
Il quadro cambierà nei prossimi anni? La speranza è l’ultima a morire ma sembra assai difficile che quei 1.000 euro possano entrare nella prossima Finanziaria (serviranno circa 15 miliardi di euro solo per confermare il taglio del cuneo fiscale) tanto che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, dovrà fare miracoli per raggiungere la quadratura dei conti.
Oggi il 58% delle pensioni ha un importo inferiore ai 1.000 euro e il 38,4% si attesta tra i 1.000 e i 2.000 euro.
Per mettere in campo una riforma previdenziale che finalmente faccia arrivare una boccata d’ossigeno a milioni di italiani occorre prima aumentare le risorse che affluiscono alle casse dello Stato. E qui comincia il difficile.

3) LA PARITÀ DI GENERE: NOI DONNE DOBBIAMO ALZARE LA VOCE

Ho letto che ci vorranno non so quanti anni per raggiungere la parità di genere. Per noi donne non è una bella notizia, o meglio è la conferma di come il problema venga preso sottogamba: a parole tutti dicono che bisogna fare di più ma poi poco si fa. E noi, a parità di lavoro, continuiamo a guadagnare di meno. Viva l’Italia delle chiacchere!
Roberta L. - Per e-mail da Roma

Secondo una recente analisi del World Economic Forum, ci vorranno 162 anni per colmare il divario nell’emancipazione politica, 169 anni per colmare il divario nelle opportunità economiche, 16 anni per colmare il divario di genere nel campo dell’istruzione.
Naturalmente, i dati variano di molto Paese per Paese. Per esempio, l’Islanda continua ad occupare la prima posizione per quanto riguarda la parità di genere con un punteggio del 91,2%. L’Italia è scivolata dal 63° al 79° posto.
Dopo l’Islanda ci sono la Norvegia (87,9%), la Finlandia (86,3%), la Nuova Zelanda (85,6%), la Svezia (81,5), la Germania (81,4%), il Nicaragua (81,1%), la Namibia (80,2%), la Lituania (80,0%) e il Belgio (79,6%).
Nel nostro Paese, dove le donne si laureano più degli uomini, la quota che riesce a trovare un lavoro stabile è ben al di sotto del 50%. Per quanto riguarda le retribuzioni queste sono inferiori di un quinto rispetto a quelle dei colleghi maschi.

4) PER UN INFORTUNIO SUL LAVORO CHI MI DEVE RISARCIRE?

Due mesi fa ho subito un brutto infortunio mentre lavoravo ad una macchina dentatrice che è partita inaspettatamente (i carabinieri hanno successivamente accertato che il micro non funzionava e che, quindi, non c’erano misure di sicurezza).
Dopo tre interventi chirurgici, ho perso il pollice della mano destra. Ho subito anche una quarta operazione di innesto della pelle per coprire la ferita abbastanza grande. Altre lesioni alla mano destra sono tuttora presenti.
L’infortunio è stato regolarmente denunciato. A questo punto che cosa devo aspettarmi dall’Inail? Posso chiedere alla ditta il risarcimento dei danni? Insomma, come mi devo comportare?
Giordano - Domanda inviata a My Job

L’infortunio patito, oltre a determinare l’apertura di un sinistro Inail, avrà sicuramente comportato – alla luce di quanto descritto – anche l’apertura di un procedimento penale a carico del datore di lavoro e del responsabile della sicurezza dell’azienda.
Le due questioni sono del tutto autonome: da una parte il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno biologico subito (se almeno pari al 6% di invalidità permanente) oltre alle indennità temporanee di inabilità – parziale e assoluta – al lavoro, dall’altra al risarcimento del danno per la condotta colposa del datore (se la stessa sarà accertata dal Giudice).
Quanto al risarcimento da parte dell’Inail, il lavoratore dovrà essere sottoposto a visita medico-legale per l’accertamento del danno subito. Consiglio, comunque, al lavoratore di farsi assistere da un legale di fiducia per la tutela dei suoi diritti.

5) LAVORO NOTTURNO: CHE COSA DICONO I CONTRATTI

Ho l’impressione che il lavoro notturno, nell’azienda presso la quale lavoro da circa 3 anni, rispetti solo in parte il contratto di lavoro. In particolare per quanto riguarda la durata.
Prima di chiedere spiegazioni all’ufficio del personale vorrei avere qualche informazione in merito. Non mi va di fare una brutta figura…
Carlo S. - Per e-mail da Roma

Prima di tutto va precisato che si deve considerare lavoro notturno quello che si svolge nell’arco di tempo di almeno 7 ore consecutive comprendenti l’intervallo tra la mezzanotte e le 5 del mattino (ad esempio, dalle 23 alle 6 oppure dalle 24 alle 7, e così via).
Secondo quanto stabilito dalla legge, è comunque da considerare lavoratore notturno colui che svolge per almeno 3 ore l’attività durante il periodo notturno per un minimo di 80 giorni lavorativi l’anno.
L’orario di lavoro notturno non può superare in media le 8 ore nell’arco delle 24 ore. È anche vero, però, che i Ccnl, previa intesa tra aziende e sindacati, possono disporre modalità diverse.
Ci sono anche alcuni divieti. Vale a dire chre non si possono impegnare tra le ore 24 e le 6 le donne incinte. E possono respingere la richiesta le donne con figli di età inferiore ai 3 anni o, in alternativa, il padre lavoratore convivente o la lavoratrice o il lavoratore che risulta l’unico genitore affidatario di un figlio di età inferiore ai 12 anni.
Per quanto riguarda la busta paga, per il lavoro notturno è prevista una retribuzione maggiorata il cui importo è stabilito dai contratti nazionali di riferimento.

6) PER IL DIPENDENTE MALATO TROPPE VISITE DI CONTROLLO?

A un mio collega di lavoro, che ha passato alcuni giorni in malattia dopo l’invio del regolare certificato medico, sono state inviate più visite di controllo. Si è sempre fatto trovare in casa e non ci sono stati problemi.
Secondo me, però, l’azienda ha esagerato e un tale comportamento andrebbe contestato. Se uno sta male, sta male. Punto e basta. Un controllo ci può stare, ma più controlli hanno il sapore della persecuzione. La mia impressione è che si sia voluto mandare un segnale a tutti i dipendenti.
C. R. - Per e-mail da Frascati

La domanda è se si possono inviare più visite di controllo a distanza ravvicinata, e la risposta è sì. Lo hanno stabilito anche due sentenze della Cassazione. Difficile è quindi provare l’esistenza di un intento persecutorio a meno che non ci siano altri elementi in grado di testimoniarlo.
Tra l’altro, anche gli orari delle visite non possono essere criticati in quanto è lo stesso medico fiscale che li decide a suo insindacabile giudizio.

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