Giovedì, 14 Dicembre 2023

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 15/2023

1. L’assegno di inclusione si può richiedere dal 1° gennaio. 2. Noi donne discriminate anche sul lavoro: io dico basta. 3. Sanità: aggressioni al personale e più risorse ai privati. 4. L’affanno della Germania non tocca i giovani apprendisti. 5. Ogni tanto ti chiedono l’Isee: ma che cosa significa esattamente? 6. Vi invio questa poesia per un Natale pieno d’amore.

L’ASSEGNO DI INCLUSIONE SI PUÒ RICHIEDERE DAL 1° GENNAIO

È confermato che dal 1° gennaio partirà l’assegno di inclusione prenderà il posto del reddito di cittadinanza? Se ne è parlato tantissimo prima dell’estate ma poi sull’argomento è sceso il silenzio. Come stanno davvero le cose?
Anna Roberti - Per e-mail da Roma

Dal 1° gennaio l’assegno di inclusione diventerà realtà. Non è del tutto corretto che prenderà il posto del reddito di cittadinanza perché le modifiche introdotte dal Consiglio dei ministri lo scorso maggio hanno radicalmente cambiato la struttura del sussidio destinato a chi più si trova in difficoltà.
L’assegno potrà essere richiesto da quei nuclei familiari che hanno determinate caratteristiche (per esempio, la presenza di disabili, di minorenni, di over 60, di persone inserite nei programmi di cura e assistenza dei servizi socio-sanitari territoriali) e sarà valido per 18 mesi continuativi con la possibilità di un rinnovo per ulteriori 12 mesi.
Inoltre, la soglia Isee non dovrà essere superiore ai 9.360 euro e nessun componente del nucleo familiare deve essere intestatario di autoveicoli di cilindrata superiore e 1.600 cc, di un patrimonio immobiliare con un valore oltre i 150.000 euro (esclusa la prima casa), e di conti in banca con importi oltre i 10.000 euro.
Un altro requisito è rappresentato dalla residenza in Italia da almeno 5 anni, di cui gli ultimi 2 continuativi.
L’importo parte da un minimo di 480 euro al mese a cui può essere aggiunta una quota affitto di 3.360 euro annui per i nuclei familiari che vivono in locazione con regolare contratto.
Nel momento in cui scriviamo la piattaforma attraverso la quale inviare la domanda non è ancora entrata in funzione ma lo sarà nei prossimi giorni. L’ente erogatore è l’Inps al quale va inoltrata la richiesta (si possono utilizzare anche i servizi di Patronati e Caf).
Per leggere il testo integrale della legge clicca qui.

NOI DONNE DISCRIMINATE ANCHE SUL LAVORO: IO DICO BASTA

A proposito di stipendi bassi, che cosa si aspetta a eliminare la differenza che, a parità di mansioni, continua a penalizzate le donne? È uno scandalo al quale pare che ci si sia abituati.
Nel momento in cui noi scendiamo in piazza contro la violenza, non sarebbe male battersi anche contro questa discriminazione che ci rende più difficile la vita.
Manuela Alimonti - Per e-mail da Roma

Il “gender gay gap”, cioè la differenza tra la busta paga media degli uomini e quella delle donne, è particolarmente presente qui in Italia e riguarda non solo la retribuzione ma anche la percentuale di impiego. Secondo il Censis, infatti, le donne occupate rappresentano il 42% della forza lavoro, in crescita rispetto al passato ma sempre un bel po’ indietro rispetto agli uomini.
Per l’Istat, la retribuzione oraria media delle donne è di 15,2 euro l’ora contro i 16,2 euro degli uomini. Però i dati non tengono conto del lavoro in nero, che riguarda soprattutto le donne, e dei contratti “mascherati” che indicano una cifra che in realtà non corrisponde a quanto realmente ci si mette in tasca.
E, visto che stiamo parlando di statistiche, secondo il World Economic Forum, che ha elaborato una classifica dei divari di genere, l’Italia è al 69° posto su 146 Paesi. Se poi si tiene conto del parametro riferito alle opportunità economiche (partecipazione alla forza lavoro e ai salari) scivoliamo alla 104^ posizione, ultimi tra i partner dell’Unione europea.
E la Bocconi, che ha studiato il fenomeno, ha messo in rilievo come continui ad essere ben presente anche un problema culturale: così più del 25% degli italiani ritiene che, se il lavoro scarseggia, gli uomini ne abbiano più diritto delle donne. In Francia la percentuale supera di poco il 10%, in Germania è al 7% e negli Stati Uniti è intorno al 5%.
Come ha osservato Claudia Vacanti, responsabile della divisione investment and protection di Unicredit – “non c’è dubbio – che l’indipendenza finanziaria sia una condizione necessaria per una reale emancipazione femminile”. In questo senso, significativo è il fatto che solo il 58% delle donne ha un conto corrente intestato personalmente.

SANITÀ: AGGRESSIONI AL PERSONALE E PIÙ RISORSE AI PRIVATI

Sempre più spesso si legge di aggressioni al personale sanitario. Un altro incentivo, dopo quello delle poche risorse a disposizione e del basso livello degli stipendi, che può spingere chi opera nelle strutture pubbliche a trasferirsi in quelle private verso le quali, così mi pare, ci sia sempre più sensibilità da parte delle istituzioni.
Giovanni S. - Per e-mail da Viterbo

I casi di aggressione e violenza ai danni del personale sanitario accertati dall’Inail nel 2022 (ultimi dati disponibili) sono stati più di 1.600, in crescita rispetto al 2021 e al 2020. Nella maggioranza dei casi, gli aggressori sono i pazienti stessi o i loro parenti. Un terzo degli aggrediti sono infermieri e fisioterapisti, quindi gli operatori socio-sanitari, gli operatori socio-assistenziali e i medici.
Lombardia ed Emilia-Romagna le regioni più colpite che precedono, nell’ordine, Veneto, Sicilia, Piemonte, Toscana, Lazio e Liguria.
Comunque, nel 2018 e 2019, cioè prima della pandemia Covid, i casi di violenza nella sanità erano più alti: oltre 2.000 ogni anno.
Per quanto riguarda la sensibilità sottolineata dal lettore, chi ha letto i dati sui finanziamenti regionali, come ha fatto “la Repubblica”, ha accertato che ai privati, cioè alle strutture accreditate, sono andati più soldi, tanto che il quotidiano di via Cristoforo Colombo ha titolato: “Privati pigliatutto. Alle cliniche il 78,3% dei fondi. Da Zingaretti a Rocca la musica non cambia”.

L’AFFANNO DELLA GERMANIA NON TOCCA I GIOVANI APPRENDISTI

Questa estate sono andato in Germania, a Berlino, e ho trovato subito lavoro in un ristorante. Ci sono rimasto un paio di mesi e poi sono rientrato in Italia perché quest’anno devo laurearmi. Lassù non è il Bengodi: ti chiedono serietà e professionalità ma anche loro sono seri e professionali.
Non mi ha fatto piacere la poca considerazione che in certi ambienti c’è nei confronti degli italiani e degli spagnoli. Però il sistema funziona e, soprattutto i giovani, hanno molte agevolazioni per quanto riguarda la ricerca di un lavoro. Peccato per la lingua che a me risulta particolarmente difficile.
Roberto Fazi - Per e-mail da Frosinone

In effetti, la Germania ha saputo mettere a frutto la sua economia forte scaricandone spesso i riflessi negativi sugli altri della cordata europea, il che ha creato ulteriori problemi ai Paesi più deboli dell’Unione. Ma da un po’ di tempo le cose sono cambiate anche per Berlino con i dati sullo sviluppo che continuano a segnalare un sensibile rallentamento.
In questo quadro, però, il welfare non è stato intaccato, tanto che il sistema-occupazione funziona. Ed è poi vero che intorno ai giovani si è costruito molto e bene: per esempio, l’apprendistato è una cosa seria così come il rapporto tra scuola e lavoro. Tant’è che più dell’80% degli apprendisti non solo viene confermato ma entra a pieno titolo nelle aziende dove si è specializzato.

OGNI TANTO TI CHIEDONO L’ISEE: MA CHE COSA SIGNIFICA ESATTAMENTE?

Ogni tanto, quando ci si deve misurare con la pubblica amministrazione, salta fuori il riferimento all'Isee. Che cosa significa esattamente questa sigla e quali sono i suoi contenuti principali?
Elsa Luisi - Per e-mail da Roma

Isee sta per Indicatore della situazione economica equivalente. In vigore dal 2015 (ha preso il posto del cosiddetto "riccometro") serve a stabilire la situazione relativa ai redditi di chi richiede agevolazioni sotto forma di prestazioni sociali o assistenza. In sostanza, per ottenere determinate facilitazioni non bisogna raggiungere un certo livello patrimoniale.
Ma come si fa a calcolare questo livello? Secondo l'Inps, nell'Isee confluiscono i redditi più il 20% della situazione patrimoniale (che comprende investimenti mobiliari e immobiliari). Una volta fatto il calcolo, va diviso per il coefficiente del nucleo familiare che cambia a seconda della composizione della famiglia.

VI INVIO QUESTA POESIA PER UN NATALE PIENO D’AMORE

Natale pieno d’amore, ci faccia ammirare, curare, la bellezza della natura da amare,
in questo periodo il tempo, porta sempre freddo e neve creando una fantastica atmosfera per festeggiare.
Natale pieno d’amore, con la ricorrenza della nascita di Gesù bambino da adorare,
porta nella gente e in famiglia, gioia e quell’armonia giusta da salvaguardare.
Natale pieno d’amore, faccia aprire i nostri cuori, per aiutare i migranti risorsa umana naturale,
con grande umanità sono da salvare, ospitare e con genuina umiltà saperli integrare.
Natale pieno d’amore, apra le nostre menti per aiutare, quelli che soffrono di sete e fame,
ognuno di noi deve prendere coscienza, fare di tutto perché arrivi loro da bere e da mangiare.
Natale pieno d’amore, ci dia la forza umana, alle persone bisognose saper donare loro una certezza,
con dolcezza portare, agli anziani, ai bambini, agli ammalati, un abbraccio, un sorriso e una carezza.
Natale pieno d’amore, ci doni la responsabilità, per costruire mezzi per il bene comune e per la vita,
impegnarsi tutti per dire basta costruzioni e commercio di armi, strumenti di distruzione e di morte.
Natale pieno d’ amore e di valori veri, sani, sinceri di condivisione e di amicizia,
quelli di alta civiltà, trionfi sulla terra l’onestà. la bontà l’uguaglianza, la fratellanza e la giustizia.
Natale pieno d’amore, quello che se praticato da tutti salverà l’ambiente e l’umanità,
ci aiuterà anche a costruire la pace, un mondo più giusto e migliore per tutta la società.
Francesco Lena - Cenate Sopra (Bergamo)

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