Giovedì, 26 Ottobre 2023

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 13/2023

1) Con il “carrello tricolore” si risparmia oppure è un flop? 2) Reddito di cittadinana: chi può continuare ad averlo 3) Per i nostri giovani stipendi di “povertà relativa” 4) Il mio contratto di aiuto cuoco: forse qualcosa non va 5) Voglio mettermi in proprio e sto pensando al franchising 6) Che cosa significa job sharing e come si svolge il lavoro?

1) CON IL “CARRELLO TRICOLORE” SI RISPARMIA OPPURE È UN FLOP?

Il “carrello tricolore”, cioè l’accordo tra governo e diverse catene della grande distribuzione per contenere i prezzi, mi è sembrata subito una buona iniziativa. Con l’inflazione che ha ridotto il potere d’acquisto degli stipendi, una boccata d’ossigeno per noi consumatori ci voleva.
Però all’atto pratico, come molte cose che accadono in Italia, la realtà si è rivelata diversa dai buoni propositi. Voglio dire che già tanti supermercati avevano l’abitudine di praticare sconti su diversi prodotti e il “carrello tricolore” non ha sostanzialmente cambiato le cose. Sì, qualche offerta si è aggiunta ma certo non si può parlare di grandi risparmi.
Tra l’altro, nel quartiere dove abito e dove ci sono diverse strutture della Gdo, nessuna traccia del provvedimento (almeno fino a oggi, che è il 10 ottobre).
Ho l’impressione che la politica degli annunci serva solo a riempire le pagine dei giornali e dei notiziari tv…
Maria Velli - Per telefono da Roma

Il patto firmato a Palazzo Chigi con le associazioni del commercio e della distribuzione fa riferimento ai beni di prima necessità, alimentari e non alimentari, di più largo consumo. La scelta sui prodotti da scontare è lasciata alla “piena libertà” dei titolari delle insegne che in gran parte stanno praticando le offerte sui cosiddetti articoli “private label”, cioè quelli messi in vendita con il marchio della catena che li propone.
L’iniziativa andrà avanti fino al 31 dicembre (è cominciata il 1° ottobre).
I primi giudizi delle associazioni dei consumatori sono stati piuttosto cauti. Per esempio, è stato sottolineato come il “carrello tricolore”, così come è stato realizzato, si rivelerà probabilmente inefficace (Federconsumatori). Diverso, invece, il parere di Massimiliano Silvestri, presidente di Lidl Italia, che ha parlato di “messaggio positivo in un momento in cui c’è bisogno di sostenere i consumi”.
Poi è vero quello che dice Maria Velli: i supermercati si sono mossi a rilento e i cartellini con l’indicazione degli sconti bisogna andarseli a cercare con il lanternino. Insomma, è presto per parlare di flop ma certo finora il portafoglio non pare averci guadagnato granché.

2) REDDITO DI CITTADINANZA: CHI PUÒ CONTINUARE AD AVERLO

È vero che si può continuare a percepire il reddito di cittadinanza? E se sì, chi può averlo? E fino a quando?
Nora Pozzi - Per e-mail da Roma

Dallo scorso 1° luglio l’Inps sta procedendo a sospendere l’erogazione del reddito di cittadinanza a chi non abbia i requisiti, come previsto dall’articolo 13, comma 5, del decreto-legge del 4 maggio 2023. Per continuare a riceverlo i nuclei familiari devono avere al loro interno: 1) persone con disabilità; 2) minorenni; 3) persone con almeno 60 anni di età; 4) persone prese in carico dai servizi sociali in quanto non attivabili al lavoro.
Comunque, dal prossimo 1° gennaio la legge 85 promulgata il 3 luglio di quest’anno prevede la cancellazione del Rdc e l’introduzione dell’assegno di inclusione. Che, per le categorie di cui si è appena detto, equivale a un importo non inferiore a 480 euro mensili, mentre per chi non rientra in queste categorie scatta il “supporto per la formazione e il lavoro” di 350 euro mensili che ha la durata massima di 12 mesi.
Per maggiori informazioni clicca qui.

3) PER I NOSTRI GIOVANI STIPENDI DA “POVERTÀ RELATIVA”

È stato detto e ridetto e denunciato più volte: ma come può un giovane farsi una famiglia con gli stipendi che vengono pagati? E si fanno pure i salti di gioia perché è aumentata la percentuale di chi è riuscito a trovare un lavoro a tempo determinato.
Marcello G. - Per e-mail da Roma

In Italia il tasso di disoccupazione tra i giovani della fascia 24-35 anni è diminuito negli ultimi 2 mesi. In gran parte perché con l’estate e con il boom del turismo sono aumentati, appunto, i contratti a tempo determinato.
Secondo una recente rilevazione dell’Ocse, l’Italia è al quinto posto, insieme alla Cina, nella classifica dei Paesi con il più alto tasso di disoccupazione giovanile (21,3%). Tra le nazioni più ricche del mondo, è la Spagna che ha il tasso più alto (27,4%).
Per quanto riguarda gli stipendi, l’Istat ha accertato che gli italiani con meno di 35 anni che vivevano in povertà relativa erano il 10,5% mentre nel 2021 sono arrivati al 17,4%. Inverso il dato delle persone con più di 65 anni: erano oltre il 16% nel 1977 mentre nel 2021hanno sfiorato il 10%.
Per povertà relativa si intende una situazione di mancanza di risorse necessarie per mantenere uno standard di vita corrente (medio) della società in cui si vive.
Ne deriva che la percentuale di giovani che in Italia vivono ancora con i genitori è cresciuta dall’82,6% del 2014 all’85,4% del 2019 (e oltre ai giorni nostri, ben al di sopra della media europea.
In queste condizioni è quasi impossibile mettere su famiglia con tutto quello che ciò significa. Vale a dire, meno figli ma anche, in prospettiva, un colpo severo al sistema pensionistico così come lo conosciamo.

4) IL MIO CONTRATTO DI AIUTO CUOCO: FORSE QUALCOSA NON VA

Svolgo l’attività di aiuto cuoco in una struttura pubblica e ho qualche dubbio sul contratto che mi viene applicato. Da quanto ne so, al capocuoco spetterebbe il 3° livello e all’aiuto il 4°. Invece, io lavoro con il 5°.
Faccio presente che le derrate alimentari non arrivano già pronte, ma dobbiamo prepararle, cuocerle e servirle.
P. P. - Per e-mail da Roma

Il lettore non indica se il rapporto di lavoro è in dipendenza della Pubblica amministrazione o – come appare più probabile – di una società che ha l’appalto del servizio di cucina e mensa.
In questo caso si dovrebbe applicare il Ccnl del turismo e pubblici esercizi, che stabilisce i seguenti livelli corrispondenti alle mansioni: 3° livello per cuoco unico o sottocapo cuoco; 4° livello per cuoco capopartita o cuoco di cucina non organizzata in partita, intendendosi per tale colui che, indipendentemente dalla circostanza che operi in una o più partite, assicura il servizio di cucina; 5° livello per secondo cuoco di mensa aziendale, intendendosi per tale colui che in subordine ad un cuoco e/o in sua assenza procede all’approntamento dei pasti sulla base del lavoro già predisposto.
Per una più esatta corrispondenza tra le mansioni descritte e quelle previste dal Ccnl sarebbe comunque opportuno rivolgersi a un consulente del lavoro specializzato nella categoria.

5) VOGLIO METTERMI IN PROPRIO E STO PENSANDO AL FRANCHISING

Sono intenzionato a mettermi in proprio ma le notizie che arrivano dal fronte del commercio non mi sembrano particolarmente incoraggianti. Sto pensando di ricorrere alla formula del franchsing che, da quello che ho potuto capire, lascerebbe meno scoperti i nuovi imprenditori. Però i dubbi permangono. Che cosa mi consigliate?
Loris Annichiarico - Per telefono da Roma

Nelle grandi città sono molti i negozi che sono stati costretti a chiudere, tanto che a Roma alcune strade non sembrano più le stesse: saracinesche abbassate e luci spente. Di mezzo c’è senz’altro la crisi dei consumi ma spesso c’è anche il forte rialzo degli affitti che gli artigiani e le piccole strutture non ce la fanno a pagare. Il franchising può essere una risposta a patto di non dare per scontato la riuscita dell’impegno. Nel commercio non basta la volontà: ci sono altri fattori che vanno ponderati con cura compresa la predisposizione personale verso un determinato settore.
Il franchising può essere d’aiuto. Le aziende proprietarie del marchio hanno generalmente alle spalle una buona esperienza e sanno come, dove e che cosa vale la pena fare. Quindi può essere una soluzione. A patto di avere le idee chiare.
L’insediamento preferito è all’interno dei centri commerciali che, se assicura buoni guadagni, richiede però investimenti maggiori rispetto ad altre location. Comunque, se non si ha una grande esperienza e ci si vuole affacciare per la prima volta nel mondo del commercio, il ricorso al franchising può essere valutato con attenzione.

6) CHE COSA SIGNIFICA JOB SHARING E COME SI SVOLGE IL LAVORO?

Che cos’è il contratto di job sharing? Tra le tante forme di lavoro mi pare che sia la meno usata. Eppure me l’hanno proposta…
Paolo Lorenzi - Per telefono da Roma

Job sharing significa, letteralmente, lavoro ripartito. Ed è proprio questo il riferimento: vale a dire, in pratica, che due soggetti si assumono in solido l’adempimento di una medesima obbligazione lavorativa, che corrisponde a un unico posto di lavoro a tempo pieno. In tal caso i lavoratori hanno la facoltà di distribuirsi tra loro, a seconda delle proprie esigenze, l’orario e la quantità di lavoro, anche con modalità di volta in volta differenti.
Ciascun lavoratore resta comunque personalmente responsabile dell’adempimento dell’intera prestazione lavorativa. Nel caso di recesso o estinzione da parte di uno dei due contraenti, il rapporto di lavoro cesserà anche per l’altro.
Sufficientemente diffuso all’estero, il contratto di job sharing non ha incontrato particolare favore in Italia.

Letto 405 volte Ultima modifica il Giovedì, 26 Ottobre 2023 13:56

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