1. Lavoro 220 ore al mese per 800 euro. E il contratto… 2. Scegliere una scuola di lingue? Cnque consigli utili 3. Book e agenzie: è giusto pagare? Attenzione ai raggiri 4. Come si calcola una festività se capita durante le ferie 5. Se i contratti sottoscritti non corrispondono al vero 6. C’è ancora chi chiede la firma delle dimissioni in bianco.
1. LAVORO 220 ORE AL MESE PER 800 EURO. E IL CONTRATTO…
Lavoro per una coop. Mi hanno assunto come socio lavoratore. Sono impegnato per circa 220 ore al mese, compresi notti e festivi. Guadagno 800 euro senza altri extra. Dovrei lavorare 5 ore giornaliere per 6 giorni.
Al posto del contratto ho firmato un foglio dove sono indicati il mio nome e cognome e poche altre cose: tra queste che il mio impegno è part time. Adesso il contratto – chiamiamolo così – è in scadenza. Posso non rinnovarlo? E se dovessi andare via mi spettano il Tfr e la13^? Inoltre, posso rivendicare il pagamento delle ore in più lavorate?
M. R. S. - Per e-mail da Roma
Il lavoratore part time ha diritto a tutte le spettanze retributive previste per il tempo pieno, che chiaramente andranno però calibrate sulle ore effettive di lavoro a tempo parziale.
Se si lavora per un orario maggiore rispetto a quello in realtà retribuito, si ha diritto alla compensazione. In ogni caso in materia di cooperative i lavoratori – anche se non assunti a tempo indeterminato – hanno diritto alla corrispondente retribuzione stabilita dai Ccnl.
Per ottenere quanto spettante la lavoratrice dovrà ricorrere al Giudice del Lavoro, previo tentativo obbligatorio di conciliazione, per l'accertamento del tipo di rapporto di lavoro e la conseguente condanna del datore di lavoro al pagamento delle somme spettanti.
2. SCEGLIERE UNA SCUOLA DI LINGUE? CINQUE CONSIGLI UTILI
Imparare le lingue è ormai un passaggio obbligato. Dal momento che l’insegnamento scolastico non è ancora in grado di assicurare un buon livello di preparazione, come scegliere un istituto privato che dia garanzie di serietà e professionalità?
Lino Martelli - Per telefono da Monterotondo
In un libro di qualche anno fa ma ancora attuale, Alessandro Amadori e Nicola Piepoli hanno provato a elencare le cinque regole da seguire per non sbagliare istituto e non buttare via un bel po’ di soldi.
Eccole: 1) rivolgersi ai centri la cui serietà e professionalità siano unanimamente riconosciute, e che esercitino l’attività da più lungo tempo; 2) mettersi nell’ordine di idee di continuare lo studio sino al raggiungimento di un qualche diploma possibilmente riconosciuto ufficialmente a livello regionale o nazionale o, meglio ancora, internazionale, come il Forst certificate of english e il Toefl; 3) assicurarsi che gli insegnanti siano di madrelingua e che vengano adoperate tecniche didattiche avanzate; 4) prima di decidere che corso fare e in quale scuola, attuare sempre un’analisi costi/benefici: prendere cioè in considerazione non solo il prezzo dei prodotti offerti ma anche la loro qualità e il riconoscimento di cui godono; 5) non sottovalutare le difficoltà cui si è destinati ad andare incontro. Tanto per fare un esempio, gli esperti sostengono che per un italiano imparare a esprimersi correttamente e professionalmente nell’idioma di Shakespeare richiede almeno mezzo migliaio di ore di lettura e di pratica.
3. BOOK E AGENZIE: È GIUSTO PAGARE? ATTENZIONE AI RAGGIRI
Mi sto affacciando sul mondo dello spettacolo. Mi piacerebbe cominciare, non solo per mettermi in tasca qualcosa ma soprattutto per capire se ho la stoffa per continuare.
Ho avuto anche dei colloqui. Spesso, però, mi sono sentita chiedere il pagamento di quote per iscrizioni non meglio precisate o per l’allestimento di book fotografici. È giusto?
R. F. - Per telefono da Roma
Dubbi e segnalazioni di questo tipo sono frequenti. Il motivo è semplice: il cinema e la televisione possono dare l’impressione del successo a portata di mano, anche se non si possiedono grandi doti artistiche. Ed è proprio su questa “facilità” che contano coloro che si muovono nel sottobosco del sistema per spillare quattrini in cambio di niente.
Occorre, quindi, fare molta attenzione. Agenzie e agenti seri ce ne sono, ed è a loro che ci si deve rivolgere. Anche perché si tratta di strutture e di persone che sono in grado di dare consigli e che, di solito, non hanno tempo da perdere con chi dimostra di non avere delle buone potenzialità. Ma come si fa a riconoscerle? Nella rubrica “Trovaset” sono stati più volte pubblicati indirizzi e telefoni utili. Comunque, se si hanno dubbi chiedere e ancora chiedere. E prima di firmare qualsiasi cosa è sempre bene prendersi una pausa di riflessione.
4. COME SI CALCOLA UNA FESTIVITÀ SE CAPITA DURANTE LE FERIE
Lavoro in un esercizio commerciale di medie dimensioni. Durante un mio recente periodo di ferie è capita una festività. Che cosa succede in questi casi?
G. F. - Per e-mail da Roma
Se con quella festività si avrebbe diritto all’astensione dall’attività lavorativa, in genere sono i contratti collettivi che stabiliscono il comportamento che l’azienda deve seguire. Che può essere: 1) prolungare il periodo ferale; 2) pagare un’indennità sostitutiva per la festività non goduta, lasciando inalterato il periodo di ferie.
5. SE I CONTRATTI SOTTOSCRITTI NON CORRISPONDONO AL VERO
Sono un giovane straniero con permesso di soggiorno per motivi di studio. Ho lavorato presso un albergatore toscano con un contratto, secondo il Ccnl delle aziende alberghiere, a tempo indeterminato part time del 50%. Ma questo solo sulla carta, perché in realtà il mio datore mi ha proposto di lavorare per la sua agenzia di viaggi – che si trova all’interno dell’hotel – con orario full time. Il tutto per uno stipendio di 1.000 euro al mese mentre in busta paga ne figuravano 573.
il peggio è che dopo 6 mesi di lavoro, gli ultimi due non mi sono stati retribuiti. Allora ho rassegnato le dimissioni. Ora ho l’impressione che – se tutto andrà bene – il massimo che posso ottenere saranno i 573 euro mensili “ufficiali” e non I 1.000 come da accordi.
Lo so che ho sbagliato ad accettare una situazione poco chiara, però era l'unico modo per potermi mantenere agli studi. Come posso rivendicare i miei diritti? E se poi non mi rinnovano il permesso di soggiorno?
Aggiungo che ogni volta che mi veniva pagato lo stipendio concordato di 1.000 euro, iI mio datore mi faceva firmare una ricevuta di pari importo, e con tanto di riferimento alla mensilità, ad uso della contabilità interna. Di questo, però, non ho fotocopie nè altra documentazione sotto mano.
S. G. - Per e-mail da Roma
La questione proposta dal lettore si presta ad un duplice ordine di considerazioni.
1) Il lavoratore potrebbe ricorrere al Giudice del Lavoro per ottenere un decreto ingiuntivo di pagamento sulla base delle buste paga figurative per chiedere sia gli ultimi due mesi che il Tfr, ferie e permessi residui se non corrisposti.
È una via preferenziale perché il provvedimento del Giudice si ottiene senza contraddittorio, evitando così il processo (a meno di opposizione del datore di lavoro). In questo caso non servirebbe neanche un conteggio di un consulente del lavoro, data l'immediata intelligibilità delle buste paga.
2) Il lavoratore ricorre al Giudice del Lavoro per ottenere il corrispettivo di quanto effettivamente lavorato. In questo caso deve affrontare un procedimento ordinario, con udienze da svolgere, e dovrà provare il suo assunto con prove sia documentali, se ne è in possesso, che testimoniali.
Nella fattispecie descritta ben potrebbe il lavoratore chiedere al Giudice di ordinare l'esibizione al datore delle proprie scritture contabili, se le stesse attestano la corrispondenza di importi maggiori rispetto a quelli di cui alle buste paga. In questo caso sarebbe opportuna l'elaborazione di un conteggio da parte di un consulente.
6. C’È ANCORA CHI CHIEDE LA FIRMA DELLE DIMISSIONI IN BIANCO
Com’è che alcune aziende continuano a pretendere, contemporaneamente all’assunzione, la firma delle dimissioni in bianco? Possibile che ciò possa accadere dopo tante battaglie e tante denunce? Tra l’altro, guarda caso, sono soprattutto le donne a subire questo odioso ricatto…
Liliana Trevi - Per e-mail da Roma
È vero, la pratica delle dimissioni in bianco – seppure diminuita – non è del tutto scomparsa, soprattutto in quei luoghi di lavoro dove scarsa o nulla è la presenza sindacale. Ed è vero che sono le donne il principale bersaglio di questo sistema.
Tutto ciò nonostante la presenza di norme messe in campo apposta per impedire gli abusi. Per esempio, le dimissioni possono essere date solo su appositi moduli datati, numerati e sottoposti alla convalida del servizio ispettivo del ministero del Lavoro. Insomma, niente pratiche gestite nel chiuso degli uffici di un’azienda.
Però è anche vero che, in una situazione di crisi del lavoro com’è quella attuale, chi è alla ricerca di un posto è spesso disposto ad accettare condizioni non in linea con le leggi pur di mettersi in tasca uno stipendio. E le dimissioni in bianco fanno parte di questo gioco dove chi è più forte detta le condizioni.
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