Giovedì, 17 Settembre 2026

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 10/2026

1. Occhio, sono in aumento le truffe nel nome dell’Inps 2. I prezzi in forte crescita e il dibattito sul mercato libero 3. Se io lavoro e mio figlio si ammala, quali i miei diritti? 4. I soci delle coop non sono lavoratori di serie B 5. Lavoro molto ma guadagno poco: che cosa posso fare? 6. Dopo la maternità il mio posto è occupato da un altro… 7. Continua l’incomunicabilità tra scuola e imprese

1) OCCHIO, SONO IN AUMENTO LE TRUFFE NEL NOME DELL’INPS

Nell’ultimo numero di “Lavoro Facile”, in questa stessa rubrica, è stata pubblicato il racconto di un lettore che ha subito, e per fortuna scongiurato, un tentativo di truffa. È successo anche a me e ne scrivo per mettere in guardia quanti potrebbero finire nel mirino di chi prova a spillare quattrini approfittando della buona fede dei loro bersagli, che per lo più sono persone anziane o che vivono sole.
All’inizio di agosto mi arriva una e-mail con il logo dell’Inps in cui mi si dice che per continuare a ricevere la mia pensione c’è bisogno di una verifica dei dati. Pertanto mi si chiedono una serie di informazioni dalle quali però capisco subito che l’Inps non c’entra nulla e che lo scopo è quello di entrare in possesso delle coordinate del mio conto corrente che ho con un noto istituto di credito. So che non sono il solo preso di mira. Quindi attenzione…
Franco S. - Per telefono da Roma

L’Istituto di previdenza ha confermato l’invio a raffica di queste e-mail tanto che poche settimane fa ha pubblicato sul suo portale alcuni consigli per evitare di cadere in trappola.
In sostanza, i messaggi fraudolenti sfruttano il nome, il logo e l’identità grafica dell’Inps, invitando la vittima a verificare i propri dati con il pretesto di garantire la continuità nell’erogazione dei servizi. I messaggi contengono anche un link che porta a una pagina web contraffatta che imita fedelmente il portale istituzionale.
Se si seguono tutte le indicazioni, per i truffatori il gioco è fatto nel senso che a quel punto riescono a entrare con facilità in possesso dei dati personali e di quelli delle carte di credito.
L’Inps ricorda che non invia mai e-mail o Sms con link per confermare dati o ricevere rimborsi. Chi li riceve è invitato a non cliccare sui link e a verificare sempre l’autenticità dei messaggi confrontandoli con gli esempi pubblicati sul vademecum anti-truffa dell’Istituto. Si avverte, inoltre, che i truffatori creano spesso domini con denominazioni simili e ingannevoli, come Insp, Ipns, Isnpis e così via.

2. I PREZZI IN FORTE CRESCITA E IL DIBATTITO SUL MERCATO LIBERO

Credo che il problema di arrivare alla fine del mese non sia solo mio, anzi ne sono sicura dal momento che ho diverse amiche che si trovano nelle mie stesse condizioni. Mi rendo conto che tra guerre e crisi internazionali il momento è difficile come non lo è stato da anni a questa parte, ma è proprio in questi frangenti che si vede meglio se chi di dovere ha un occhio di riguardo verso i più fragili e meno protetti.
Per me, per noi, di giorno in giorno va sempre peggio con i prezzi che hanno preso a correre e che nessuno si preoccupa di fermare. Dove andremo a finire? Non so se si può fare qualcosa subito, ma certo ormai tante, troppe persone sono con l’acqua alla gola…
Elena Fiori - Per e-mail da Roma

È stato accertato che in Italia sono quasi 6 milioni le persone che vivono in povertà assoluta e che sono più di 13 milioni quelle a rischio esclusione sociale. L’Istat ha accertato che i rincari annui sono in forte aumento. Più nel dettaglio, quelli per l’abitazione, l’elettricità e il gas, sono in salita dell’8,9%, per i trasporti del 6,1%, per i servizi di istruzione dell’1,6% per i prodotti alimentari, dell’1,3% per la sanità dell’1,2%, e così via.
Ma al di là delle grandi cifre e per capire meglio, secondo “Il Sole-24 Ore” negli ultimi 5 anni il carrello della spesa nei supermercati è rincarato di quasi il 30%. I beni più colpiti sono il caffè (+51%), l’olio extra vergine di oliva (+47%), le patate (+44%), gli ortaggi (+37%), il pane (+28%), la passata di pomodoro (+26%), il tonno in scatola (+25%), la pasta (+24%), il latte (+21%). Per non parlare della benzina e del gasolio.
In sostanza, servirebbero misure straordinarie per sostenere i redditi medio-bassi, ma a parte gli interventi sulle accise si è visto poco altro. Del resto c’è chi afferma che non si può intervenire sui prezzi perché in un mercato libero questi dovrebbero essere regolati dalla concorrenza e non attraverso imposizioni dello Stato.
Ma, intanto, mentre si discute sui massimi sistemi un vero e proprio esercito di persone stenta a tirare avanti. E allora?

3. SE IO LAVORO E MIO FIGLIO SI AMMALA, QUALI I MIEI DIRITTI?

Sono una mamma e, fortunatamente, ho un impiego a tempo indeterminato. Ho un figlio di 2 anni che, come tutti i bambini, a volte si ammala.
Finora sono riuscita a cavarmela senza pesare sul lavoro. Ma se ne avessi la necessità, come posso fare per assentarmi dal mio posto? E, soprattutto, è un mio diritto?
G. S. - Per e-mail da Roma

La legge prevede che la lavoratrice ha diritto ad assentarsi dal lavoro durante le malattie del bambino di età inferiore ai 3 anni, dietro presentazione di certificato medico.
Ciò vale anche se si siano adottati bambini o si abbiano avuti in affidamento preadottivo: in ogni caso il piccolo non deve avere superato i 3 anni di età.
Per quanto riguarda le ricadute previdenziali: 1) i periodi di assenza per malattia del bambino sono computati nell’anzianità di servizio; 2) non sono utili ai fini della maturazione del trattamento di fine rapporto; 3) valgono a tutti agli effetti pensionistici.

4. I SOCI DELLE COOP NON SONO LAVORATORI DI SERIE B

Lavoro in una cooperativa ma non ho mai firmato un contratto, e lo stipendio è stato concordato a voce senza riferimenti a qualifiche o mansioni. Domando: le coop possono trattare come vogliono i loro soci-dipendenti?
M. B. - Per fax da Roma

Il problema esisteva, e a volte esiste. E proprio nel tentativo di rendere meno opaca la situazione è stato sottoscritto, anni fa, un testo specifico con le centrali cooperative finalizzato, tra l'altro, al rafforzamento della lotta alla "cooperazione spuria" e al contestuale rafforzamento delle tutele dei lavoratori soci.
Parallelamente, si è covenuto di inasprire l'azione contro i "contratti pirata" firmati da organizzazioni non rappresentative della cooperazione e dei lavoratori, e di rafforzare il controllo sulle cooperative nell'ambito delle politiche di trasparenza negli appalti e nelle concessioni pubbliche.
Comunque, il trattamento economico non può essere inferiore a quanto stabilito dai Ccnl delle categorie di riferimento.

5. LAVORO MOLTO, GUADAGNO POCO: CHE COSA POSSO FARE?

Ho 30 anni e lavoro in un negozio di antiquariato dove svolgo più di una mansione (commessa, segretaria, attività di pagamento presso banche, operazioni di compra-vendita on line). Il mio orario va dalle 9,00 alle 13,00 e dalle 16,30 alle 19,30. Lo stipendio è di 950 euro.
Nonostante tante promesse, di contratto regolare nemmeno l'ombra. Vorrei sapere: 1) se la retribuzione è adeguata; 2) se è corretto che, lavorando durante il periodo natalizio e nei festivi, la busta paga rimanga sempre invariata; 3) se ho ragione, che cosa posso fare.
A. F. - Per e-mail da Lariano (Roma)

Nel caso in esame sussistono certamente gravi violazioni da parte del datore di lavoro, in quanto non sembrano sussistere garanzie nè previdenziali nè assicurative. In più, il trattamento economico pare decisamente non rispondente alle mansioni svolte.
Per ottenere il dovuto si deve ricorrere al giudice del lavoro al quale chiedere l'accertamento e la sussistenza di un rapporto di tipo subordinato. E, in caso di sentenza positiva, chiedere ancora la condanna al pagamento dei maggiori importi dovuti.
Attenzione, però, perché occorre provare, con documenti e testimoni, l'attività davvero svolta, l'orario di lavoro e la sottoposizione al potere gerarchico, disciplinare e direttivo da parte del datore di lavoro.

6. DOPO LA MATERNITÀ IL MIO POSTO È OCCUPATO DA UN ALTRO…

Sono rientrata da circa 3 settimane dalla maternità e ho trovato il mio posto nel commerciale occupato da un collega. Il mio capo mi ha detto che non sa dove ricollocarmi e che mi farà chiamare dall’ufficio del personale.
Come posso tutelarmi? Posso evitare di accettare un nuovo incarico con sede sempre a Roma ma con trasferimenti periodici in un’altra regione?
Ps. La mia bambina ha 10 mesi.
T. B. - Per e-mail da Roma

Al termine del periodo di astensione obbligatoria dal lavoro, la lavoratrice ha diritto, salvo che vi rinunci espressamente, al rientro nella stessa unità produttiva (oppure in un'altra situata comunque nello stesso Comune) che occupava all’inizio della gravidanza, e di rimanervi fino al compimento di un anno del bambino.
Lo stesso vale per il genitore che si assenta per usufruire dell’astensione facoltativa, caso nel quale sembra trovarsi la lettrice.

7. CONTINUA L’INCOMUNICABILITÀ TRA SCUOLA E IMPRESE

Sono il titolare di una piccola azienda tecnologicamente molto avanzata. Non ho problemi e, in generale, mi ritengo abbastanza soddisfatto nonostante il momento difficile che stiamo attraversando.
Finora I veri problemi li ho incontrati quando ho avuto bisogno di rafforzare lo staff dei miei collaboratori. Colloqui su colloqui, ma di persone all’altezza nemmeno l’ombra. Le scuole – e le università in particolare – che cosa fanno? Che cosa ne è della concertazione tra gli atenei e l’industria?
M. R. - Per e-mail da Roma

Fino a pochi anni fa, tra le università e il mondo produttivo non c’erano – di fatto – rapporti. Ognuno per la sua strada. Poi si è capito che così non si poteva più andare avanti perché il rischio era di creare non solo un esercito di laureati senza lavoro ma, contemporaneamente, di non riuscire a rispondere alle esigenze dell’industria. Si sono allora creati tavoli comuni, si sono moltiplicati gli incontri tra le parti in causa, si è dato slancio alle banche telematiche.
Molto, tuttavia, resta da fare se è vero che una recente ricerca ha accertato che la stragrande maggioranza degli occupati intervistati ha dichiarato che scuola e università non forniscono le competenze necessarie per arrivare rapidamente alla firma di un contratto di lavoro.


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Letto 134 volte Ultima modifica il Giovedì, 17 Settembre 2026 13:31