Mercoledì, 03 Giugno 2026

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 7/2026

1. La ricerca del posto e il Cv giusto o sbagliato 2. Perché gli extraprofitti non si toccano? 3. i controlli elettronici in azienda: come e quando 4. Finalmente c’è un piano casa: risolto il problema affitti? 5. Che cosa ha fatto finora quell’Onu creata da Trump? 6. Chi sono e che cosa fanno i mediatori culturali

1. LA RICERCA DEL POSTO E IL CV GIUSTO O SBAGLIATO

Il mio problema, come quello di molti altri, è quello dell’occupazione, nonostante una buona preparazione scolastica e un buon livello di inglese… Vi spedisco il curriculum che finora ho inviato a tante aziende, ma con scarsi risultati. Mi è venuto il dubbio che forse non è scritto come si dovrebbe…
C. C. - Per e-mail da Roma

Il curriculum è sufficientemente corretto. La lettera di presentazione, invece, dovrebbe essere meno generica laddove si indicano le ragioni dell’interesse che l’hanno spinta a offrirsi proprio per quel posto.
Insomma, la volontà di “intraprendere una collaborazione attraverso un lavoro articolato e stimolante” può non essere sufficiente per mettere i responsabili degli uffici del personale sulla “pista” giusta. Di solito, è bene proporsi per un ruolo e una mansione precisa, piuttosto che rimettersi alle decisioni e alla buona volontà degli altri.
Anche perché chi deve completare gli organici conosce bene la figura professionale di cui ha bisogno. Sennò il rischio è che a profilo generico si sovrappongano proposte ugualmente generiche.

2. PERCHÈ GLI EXTRAPROFITTI NON SI TOCCANO?

Dove abitualmente faccio rifornimento la benzina ha superato i 2 euro al litro appena al di sotto del gasolio, al supermercato anche lil prezzo di latte, formaggi, frutta e quant’altro ha fatto un bel balzo in avanti. Per non parlare dell’elettricità. Persino il caffè al bar è aumentato di 20 centesimi.
Vi allego alcuni scontrini e l’ultima bolletta che ho appena pagato. Il costo della vita, a fronte degli stipendi che sono rimasti fermi, sta creando problemi anche a chi, come a me, ha la fortuna di avere un posto e una busta paga niente male.
Quello che mi fa girare le scatole è che, in questi frangenti, se ci sono da fare sacrifici tutti dovrebbero essere chiamati a farli. Invece, mentre c’è chi è costretto a tirare la cinghia, ci sono aziende che continuano a incassare extraprofitti.
Stefano M. - Per e-mail da Roma

Quando si parla di extraprofitti ci si riferisce spesso a quelli bancari, e altrettanto spesso ci si è domandati perché non si interviene per riequilibrare una situazione che appare fortemente squilibrata: da una parte – come segnala Stefano M. – ci sono coloro che non hanno modo di fronteggiare gli aumenti e dall’altra chi accumula utili che vanno anche oltre le più rosee previsioni.
Per esempio, nei primi tre mesi di quest’anno i cinque gruppi bancari italiani più importanti hanno messo a segno utili per oltre 7 miliardi di euro grazie alla forte crescita delle commissioni nette (+4%).
Di conseguenza, il dibattitto sugli extraprofitti è più che mai aperto. A frenare i sostenitori che vorrebbero tassarli è il concetto che non si deve indebolire il sistema bancario, che si potrebbe corre il rischio di disincentivare gli investimenti, che ci potrebbero essere ricadute negativa sui correntisti (sui quali le banche potrebbero rifarsi aumentando le spese di gestione).
Gli extraprofitti non riguardano solo gli istituti di credito. Anche il settore dell’energia potrebbe essere chiamato in causa. Ma, come è facile capire, il dibattito riguarda gli indirizzi economici fondamentali del Paese. Che, per il momento, non prevedono interventi sugli extraprofitti.

3. I CONTROLLI ELETTRONICI IN AZIENDA. COME E QUANDO

I tempi sono quelli che sono, e mi rendo conto che la sicurezza richiede a volte il ricorso a misure straordinarie.
Ma è possibile, dall’oggi al domani, trovarsi di fronte, in ufficio, all’installazione di telecamere a circuito chiuso che, secondo me, riducono la privacy del personale?
L. R. - Per telefono da Roma

Le aziende, in materia, non possono non tenere conto del parere dei dipendenti. Lo ha ribadito una sentenza della Corte d’Appello di Catania secondo la quale “l’installazione di appartati di controllo elettronico va concordata con tutte le rappresentanze sindacali presenti nell’impresa”.
In mancanza di questo accordo si può ricorrere all’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro, così come previsto dall’articolo 4, comma 2, dello Statuto dei lavoratori. È da tenere presente che qualora l’azienda non raggiunga l’intesa con i sindacati, si espone – oltre che al ricorso del singolo lavoratore sottoposto ai controlli – anche al ricorso per condotta antisindacale.

4. FINALMENTE C’È UN PIANO CASA: RISOLTO IL PROBLEMA AFFITTI?

Finalmente il governo ha pensato ai tanti che hanno problemi dell’abitazione (canoni troppo alti, mancanza di case popolari) con il Piano presentato poche settimane fa.
Io sono tra quanti che, soprattutto con l’inarrestabile aumento del costo della vita, non ce la fanno più a pagare regolarmente l’affitto. Il Piano mi ha ridato un po’ di speranza: alla fine, c’è chi non si è dimenticato di noi.
Adesso, però, mi chiedo: quando, concretamente, potrò/potremo entrare in una delle abitazioni rientranti nel decreto di legge?
Franca Livolsi - Per telefono fa Roma

Il Piano casa si poggia su alcuni punti fondamentali tra i quali ci sono il recupero di circa 60.000 alloggi popolari non più abitabili a causa della mancata manutenzione, la creazione di un fondo per agevolare gli acquisti, la semplificazione delle pratiche per favorire gli investimenti privati, e così via.
Inoltre, su proposta del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è stato approvato un Ddl che introduce misure che rendono più rapida la liberazione delle case e degli stabili occupati abusivamente “compresi i casi di scadenza del contratto di affitto o di morosità dell’affittuario”. Il decreto di rilascio dovrebbe essere emesso entro 15 giorni dalla richiesta “con una riduzione dei tempi per le esecuzioni e con l’introduzione di una procedura d’urgenza.”
Il Piano Casa ha suscitato reazioni positive e negative. Per il governo e per i partiti di maggioranza si tratta di una svolta importante. Il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, che ha presentato il Piano, ha detto che l’iniziativa può avviare a soluzione il problema della casa. Molto critica, invece, l’Unione Inquilini secondo cui lo stanziamento di quasi 2 miliardi di euro per il recupero di 63.000 alloggi di edilizia pubblica sono dilazionati fino al 2034 e, di conseguenza, nell’immediato accadrà ben poco, a fronte di un problema che, invece, richiederebbe risposte urgenti. Tenendo presente che le domande presentate ai Comuni per ottenere una casa popolare sono oltre 600.000.
Adesso ci si chiede quali saranno i tempi di attuazione del programma. Il decreto è operativo dall’8 maggio, cioè da quando è stato pubblicato in “Gazzetta Ufficiale”, ma deve essere convertito in legge entro 60 giorni. Poi tutto si metterà in moto. In sostanza, bisognerà ancora attendere. E, probabilmente, non poco.

5. CHE COSA HA FATTO FINORA QUELL’ONU CREATA DA TRUMP?

Scusate la domanda ma, viste le difficoltà in cui si dibatte l’Italia a causa delle crisi internazionali con tanto di allarme rosso per quanto riguarda il livello degli stipendi e la qualità dei posti di lavoro, che fine hanno fatto quelle Nazioni Unite alternative fondate dal presidente americano, Donald Trump, proprio per intervenire nelle dispute che scoppiano nel mondo con l’obiettivo di risolverle?
Dal momento che le Nazioni Unite, quelle vere con sede a New York, sono praticamente scomparse dai radar non mi dispiacerebbe se un ente al di sopra delle parti scendesse in campo per separare i contendenti…
Michele F.- Per telefono da Roma

Probabilmente il lettore si riferisce al “Board of Peace”, l’organizzazione promossa dall’attuale capo della Casa Bianca nel settembre dello scorso anno concepita per prendere il posto delle Nazioni Unite, definite da Trump un’istituzione dal potenziale enorme ma le cui parole “restano vuote” e che “fomenta l’immigrazione illegale”.
Quasi contemporaneamente alla nascita del Board, il presidente americano, intervenendo alla 73^ Assemblea generale dell’Onu, ha detto che grazie alla “mia attività gli Usa sono più forti, più sicuri e più ricchi di quando io ho cominciato il mandato”.
Al Board, la cui prima riunione c’è stata a metà febbraio a Washington, hanno aderito una trentina di Paesi (l’Unione europea e l’Italia nella veste di osservatori). Per diventarne “soci” è richiesta una quota di iscrizione di 1 miliardo di dollari. Presidente a vita è lo stesso Trump che si è riservato anche la facoltà di decidere l’espulsione di quei membri ritenuti non più in linea con il regolamento.
Regolamento che si ripromette di “promuovere la stabilità, restaurare un governo affidabile e legittimo, e assicurare una pace duratura nelle aree afflitte o minacciare dai conflitti”. Con particolare riferimento alla Striscia di Gaza e alla sua ricostruzione.
Finora del Board si sono perse le tracce e Trump – dopo i siluri sparati contro l’Onu – ha continuato a gestire le vicende del mondo secondo la sua personale visione e i suoi personali interessi. Insomma, i problemi di casa nostra o ce li risolviamo da noi oppure è inutile sperare che altri – Board o simili – possano darci una mano.

6. CHI SONO E CHE COSA FANNO I MEDIATORI CULTURALI

Che cos’è il mediatore culturale? Conosco tre lingue e vorrei farmi avanti…
Roberta Di Mauro - Per e-mail da Ardea

Il mediatore culturale è tra le figure emergenti, soprattutto in città dove la presenza di stranieri è sempre più rilevante e importante. Si tratta di una figura che è chiamata a svolgere un ruolo di raccordo tra gli immigrati e la popolazione residente.
La sua collocazione è propria nell’ambito pubblico, ma può dipendere o appartenere anche a organizzazioni no profit. È ovvio che la conoscenza delle lingue è l’elemento fondamentale per proporsi nel ruolo.


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