Giovedì, 11 Gennaio 2018

LE DOMANDE DEI LETTORI, LE RISPOSTE DEGLI ESPERTI. N. 1/2018

1) DIVENTARE DIPENDENTI DELLO STATO; 2) TURISMO: TROPPI CONTRATTI PRECARI; 3) I VANTAGGI PER CHI ASSUME GIOVANI; 4) OSTEOPATI E CHIROPRATICI: UN PO’ D’ORDINE

1) DIVENTARE DIPENDENTI DELLO STATO

D) Nella Pubblica amministrazione, come “Lavoro Facile” ha più volte dato notizia, è cominciata l’epoca della fine del precariato con l’entrata in pianta stabile dei moltissimi che sono passati da un contratto a tempo determinato all’altro. In più ci sono da smaltire le graduatorie nelle quali sono finiti i vincitori di concorso mai chiamati in servizio.
Un’operazione che prova a fare giustizia di tante ingiustizie contrattuali. Quello che mi chiedo è: chi non fa già parte a vario titolo di qualche ente o istituzione della Repubblica quando potrà sperare di entrare a farne parte? Mi spiego meglio: il riordino del caos che è stato determinato dalle gestioni del passato non è che finirà per sbarrare le porte all’inserimento di forze fresche? Insomma, dobbiamo mettere una croce sulle possibilità di lavorare per lo Stato?

Marco Serrani - Per e-mail da Roma

R) La riforma della Pubblica amministrazione che porta il nome del ministro Marianna Madia segna indubbiamente un punto di svolta. Se non altro perché ha avviato a soluzione – almeno queste sono le intenzioni – l’annoso problema del precariato che, è stato calcolato, coinvolge fino a 80.000 persone.  
Nello stesso tempo è stata data una nuova impostazione anche al meccanismo dei concorsi e, quindi, alle future assunzioni al di fuori del riassorbimento del precariato: non più bandi a pioggia gestiti separatamente ma concordati in maniera centralizzata e gestiti sulla base delle reali necessità. In sostanza, stop alle liste di attesa per i vincitori di concorso i quali potranno così cominciare subito la loro carriera nella Pa.
Ma, detto questo, quando si potranno leggere sulla “Gazzetta Ufficiale” le chance destinate – appunto – soltanto alle nuove risorse? Nel mese di settembre è stato calcolato che ci sarebbe stato bisogno, entro il 2018, di 2.033 carabinieri, 1.032 agenti di polizia e 1.090 dipendenti della polizia penitenziaria, 619 militari della guardia di finanza, 375 vigili del fuoco, 730 impiegati Inps, 517 impiegati al ministero dell’Economia e delle finanze, 509 addetti al ministero dei Beni culturali, 236 dipendenti per l’Agenzia delle entrate.
In qualche caso i concorsi sono stati già avviati, per altri il via libera dovrebbe scattare tra non molto in quanto è stata comunque trovata la relativa e obbligatoria copertura finanziaria.

Certo, non si possono escludere ritardi improvvisi e non previsti. Però una sterzata è stata data. Tra l’altro, lo Stato ha bisogno di abbassare l’età media delle risorse umane di cui dispone e di accelerare sul versante dell’introduzione delle tecnologie. I nuovi concorsi serviranno anche a questo.

2) TURISMO: TROPPI CONTRATTI PRECARI

D) Il turismo in Italia va bene, le presenze continuano ad aumentare e l’industria dell’accoglienza
ha chiuso il 2017 in forte attivo. Le opportunità di lavoro sono cresciute. Però la gran parte delle offerte sono a tempo determinato e ciò crea non poche difficoltà a chi opera nel settore. Per esempio, è quasi impossibile ottenere un mutuo e anche decidere di mettere su famiglia non è semplice.
Gli imprenditori dovrebbero avere maggiore coraggio e investire di più sui collaboratori. Personalmente conosco tre lingue, ho una buona esperienza come receptionist eppure non riesco ad avere quella stabilità contrattuale che mi consentirebbe una vita senza l’ansia che mi prende tra la conclusione di un impegno e l’inizio di un altro.

R. M. - Per e-mail da Roma

R) Il turismo è uno di quei comparti stagionali per eccellenza con picchi e pause che si susseguono secondo un calendario collaudato. Ma qualcosa non è più come prima. Le crisi nel mondo e le turbolenze politiche hanno messo con le spalle al muro alcuni Paesi di grande richiamo come l’Egitto, la Turchia, lo Yemen e intere aree del Sud-Est asiatico. Ciò ha spostato ancora di più i flussi verso l’Europa, e in particolare verso l’Italia, tanto che i pernottamenti nei mesi appena passati hanno subito una vera e propria impennata: “Il 2017 – ha detto Evelina Christillin, presidente dell’Enit – è stato un anno eccezionale”.
Nella classifica delle nostre città più visitate Roma precede Venezia, Milano, Firenze, Napoli, Torino e Verona. Interessante è il fatto che – come ha accertato l’Enit – i cosiddetti “elementi di attrattività” stanno cambiando e dall’arte alla cultura si sta passando alla moda, al lusso e allo shopping. Una tendenza di cui occorrerà tenere conto.

All’interno di questo quadro positivo resta il problema reale segnalato da R. M. Soprattutto alla luce di una stagionalità sensibilmente ridotta dagli arrivi ormai spalmati nel corso dell’interno anno.

3) I VANTAGGI PER CHI ASSUME GIOVANI

D) Quali sono le facilitazioni per le aziende che decidono di assumere i giovani? E quali le novità rispetto alle precedenti normative? E, infine, che cosa si prevede per l’anno che è appena cominciato: si riuscirà a dare una spinta positiva all’occupazione dei ragazzi?

Giorgio Ralli - Per e-mail da Roma

R) Nell’ultima Legge di Bilancio sono stati riproposti, rilanciati e in parte modificati/migliorati alcuni dei provvedimenti che già facevano parte delle Leggi varate nel 2016 e 2017.
In particolare, è prevista la decontribuzione del 50% per ogni nuovo assunto a tempo indeterminato. La misura vale per i primi 3 anni di contratto e riguarda i giovani under 35. Dal 2019 il tetto di età scende a 29 anni. Nelle regioni del Sud l’incentivo arriva al 100% ma solo per 1 anno. In questo caso l’agevolazione riguarda anche i disoccupati senior.
Il bonus è riconosciuto anche in presenza della trasformazione di un contratto a tempo determinato in tempo indeterminato.
In termini concreti, le aziende potranno contare su un risparmio annuo massimo di 3.000 euro e fino a 6.000-8.000 per le imprese che operano nel Mezzogiorno.

L’obiettivo, nei 3 anni, è di creare più di un milione di posti di lavoro. Per avvalersi della norma le aziende, nei 6 mesi precedenti l’assunzione, non devono avere effettuato licenziamenti individuali o collettivi.

4) OSTEOPATI E CHIROPRATICI: UN PO’ D’ORDINE

D) Leggo con sorpresa che finora osteopati e chiropratici potevano esercitare la professione dopo avere seguito un semplice corso privato di specializzazione. E che c’è voluto un disegno di legge, approvato quasi in chiusura di legislatura, per mettere le cose a posto.
Ma come è stato possibile che per la cura di malattie anche gravi (lesioni ai legamenti e ai muscoli, fratture delle ossa…) potesse bastare solo una sorta di patentino? In Italia ogni giorno se ne scopre una nuova.

Chiara Faralli - Per e-mail da Roma

R) Il 22 dicembre il Senato ha approvato il riordino di alcune attività sanitarie e, tra queste, quelle dell’osteopata e del chiropratico che – di fatto – sono state equiparate a quelle dell’infermiere, dell’ostetrica, del tecnico di radiologia. Vale a dire che per esercitare la mansione adesso ci vuole una laurea triennale e l’iscrizione all’Albo professionale
L’assenza di queste norme ha sostanzialmente consentito a chiunque di “mettere le mani” sui pazienti. Perché se è vero che per diventare osteopata o chiropratico era necessario un percorso formativo pluriennale che prevedeva lo studio di anatomia, patologia, fisiologia, biomeccanica, biochimica, biofisica, neurologia e così via, era altrettanto vero che l’abilitazione – ecco il punto – non si acquisiva nelle aule universitarie ma in quelle di strutture private.
Adesso non sarà più così, tanto che il ministero della Salute e il ministero della Pubblica istruzione (Miur) sono già impegnati a definire l’orientamento didattico del percorso universitario. Tra l’altro, per chi esercita una professione sanitaria senza averne i titoli è prevista la reclusione da 6 mesi a 3 anni e una multa da 10.000 e 50.000 euro (contro i precedenti massimali di 6 mesi e di 500 euro).
Letto 67 volte

Articoli correlati (da tag)